Rugbyljamagazine si è accorta che per trovare risorse utili i rugby club spesso ci concentranoo solo su ciò che impedisce loro di fare piuttosto che sul cosa possono fare.

Tutti i problemi che i rugby club percepiscono nella propria attività infatti nascono da una domanda: “Non ci sono tante risorse e le necessità sono molte, che fare?”.

Tutti noi che abbiamo gestito un club o che ci collaboriamo, ci siamo detti queste parole o le abbiamo rivolte al nostro tesoriere, al direttivo, ai giocatori o ai “portatori sani di interesse” nel caso nessuno abbia mai visto uno stakeholder disposto a investire sul rugby.

Sono tempi duri, lo sappiamo, di ristrettezze per tutto lo sport di base. C’è tanta rabbia efrustrazione verso le federazioni, gli enti, gli imprenditori locali distratti da altri sport o da diversi tornaconti. Anche i politici non sono più quelli della prima repubblica. Il pacchetto di voti che il rugby porta alle liste durante le comunali è generalmente irrisorio.

Sono tutte questioni vere e problemi reali, se non fosse che spesso sulla domanda iniziale non ne seguono altre: ” Su cosa puntare per spendere poco ma guadagnare tanto da sostenere la nostra attività?”, ” facciamo tutto il possibile per fa funzionare il nostro club?”.

Entriamo quindi dentro una lettura dei problemi differente. Perchè, si potrebbe benissimo confezionare un sondaggio con una serie di risposte convergenti e sorprendenti verso un solo tema: ” no, non facciamo tutto quello che possiamo perchè…. e via a seguire decine di ostacoli, ” non lo abbiamo previsto, pensato”, ” chi lo dovrebbe fare?”, ” ma se sono solo”, “è impossibile qui”, “non siamo il calcio”.

In una sintesi estrema, per trovare risorse utili al nostro rugby club spesso ci concentriamo solo su ciò che mi impedisce di fare piuttosto che sul cosa possiamo fare.

Uscendo dai solchi e dalle consuetudini ecco che invece le possibilità si moltiplicano. Serve però considerare il problema da una diversa prospettiva e con una nuova metodologia di lavoro.
Prima di tutto riconoscere gli gli errori fatti. Perchè essi sono una delle opportunità più preziose. Ci segnano un nuovo percorso. Un primo muro da abbattere per liberare le opportunità è considerare il solo impedimento quello economico.

Nel caso dei rugby club non sono i soldi tutto il problema, sono una parte del problema che deriva dall’immobilità, dal rifiuto a percepire una situazione e non la nostra idea di una situazione, ad innovare relazioni, ad ascoltare il territorio e il mondo social, a immaginare e studiare dei processi creativi che mettano in circolo le risorse più utili a costruire il valore, risorse che costano pochissimo: le persone.

L’obiettivo è di lavorare sulle componenti più profonde di un’organizzazione qual è un rugby club. Serve liberarci dai vincoli e dagli ostacoli mentali e dalle convenzioni che bloccano le risorse interne, le sua potenzialità e il suo sviluppo.

Troppo semplice? La strada è proprio semplificare i veri problemi. Ricordare una delle massime più produttive dell’economia della Silicon Valley: ” Se non riesci a fare qualcosa è perchè stai insistendo nella direzione sbagliata”.

Pierre Villepreux ( il Bill Gates del rugby) non è poi così lontano nemmeno fuori dal campo.