Di Andrea Nicotra.

In Inghilterra lo sport dei bambini scandisce il ritmo dei week end. E’ la differenza maggiore che si avverte fra lo sport Italia e in Inghilterra.

Vivo a Londra, ho rivestito degli incarichi di rilievo nel rugby italiano sia federale che di club, e mi accorgo che certe differenze derivano spesso da luoghi comuni, e da una differenza di cultura dello sport. A ciò che essa serve.

La mancanza di impianti da noi addotta a scarsa possibilità di fare sport di base è un alibi. Qui si fa sport anche nei cortili delle scuole, negli slarghi di quartiere, nei giardini e parchi pubblici; si fa sport con qualsiasi condizione atmosferica. A scuola si impara una gamme eterogenea di sport, si impara anche a nuotare e ad andare in bicicletta nel traffico cittadina.

In Inghilterra le famiglie stimolano e orientano i loro figli allo sport e alla sua cultura ancor prima che a farlo siano le scuole o i club; e questo avviene anche guardando la televisione, che diventa non solo un mezzo di divertimento ma uno strumento didattico. I bambini fanno attività motoria strutturata e non episodica a partire dei quattro anni, anche negli asili. Lo sport, via via, è sostenuto da borse di studio e i college privati fanno a gara per avere i migliori atleti che – a differenza degli States – devono anche avere come discriminante dei vantaggi che ricevono anche un buon rendimento nello studio. Sono degli esempi e modelli per tutti. Nella maggioranza dei casi i bambini e i ragazzi hanno genitori che spesso sono, a loro volta il risultato di questa stessa filiera e praticanti di sport amatoriale.

Lo sport è considerata una vera e propria Life Skill, ha una valenza anche sociale quindi di forte incidenza sul Pil della nazione e sulla condizione di vita quotidiana delle famiglie. Lo sport in Ingliterra fa parte dell’educazione e dello sviluppo della società civile. Prepara ad essere cittadini. Tutti infatti, anche coloro che avranno la motivazione, il talento e la fortuna di diventare professionisti, hanno ben impresso in testa che oltra che sul campo e in palestra devono imparare a gestire il dopo: quando lo sport come lavoro finità, e quando finiranno i sogni per tanti, bisogna essere pronti a giocare un’altra partita. La propria vita.