I bisogni sono tanti e di diversa natura. Quello che a Rugbylja interessa approfondire , in quanto studio di comunicazione,  è come la risorsa principale di un club: le persone, possano apportare miglioramenti e creare opportunità. La comunicazione è la materia, le Rp è lo strumento di management che mette in circolo le idee e i talenti costruendo relazioni e azioni utili. Durante l’estate scriveremo di questo, riflettendoci in modo leggero ma specialistico nell’ambito del nostro sport tramite una serie di argomenti che ci siamo annotati e da cui scaturiscono esperienze e applicazioni che ciascuno può ritrovare o mettere in pratica.

Come in tutti i processi di comunicazione il punto di partenza son sempre le domande:

Come fanno comunicazione i club oggi? Spesso creano un evento, scattano belle foto, le condividono sui social o le mandano ai giornali. Basta tutto questo? Noi pensiamo di no.

Come viene gestita una crisi da parte dei club? Noi Italiani non siamo molto propensi a prevedere le criticità e i piani B. Siamo bravi a scansarla ma oggi questo basta? Eppure oggi, oltre a prevenire, serve una ulteriore azione data l’irregolarità e l’esposizione mediatica che spesso condiziona le scelte e le pianificazioni: è la capacità di sfruttare le crisi a nostro favore. Non solo difendersi ma avanzare come principio della comunicazione di rugby.

In molti club c’è un problema diffuso grande quanto una casa: alla dirigenza, o al presidente padre padrone, importa solo della prima squadra e tutto il resto è visto e organizzato in modo funzionale a questo. La domanda viene spontanea: perchè, senza spendere che pochissime risorse e solo in minima parte economiche, non creiamo un brand del nostro club dando una logica di comunicazione, una caratterizzazione, un’idea coerente a tutto ciò che il club riesce a fare e che magari fa benissimo e in maniera differente da tutti gli altri?

Ma quanto costa ad un club fare comunicazione tramite le Relazioni Pubbliche? Meno di pagare un Coach in serie b rispondiamo noi. E potrebbe anche non costare nulla se ci ricolleghiamo alla domanda precedente. E’ solo una questione di metodo di trasformare in valore tangibile la cultura del club attraverso la sua condivisione interna e verso l’esterno.

I club sono una famiglia ma ma che tipo di famiglia? Non è una domanda gratuita ma spesso rappresenta il terreno da cui scaturiscono tutti i tipi di ostacoli e resistenze e fallimenti per una politica di Rp a basso costo. In Italia ai club spesso preferiamo il termine società. Oppure, aggirando l’ostacolo, le definiamo direttamente famiglie. Famiglie di vario tipo: allargate, conviventi, patriarcali o addirittura clan. Certo scherziamo ma non tanto. Provate a riflettere nella sostanza. I piccoli club nelle scelte si comportano come club o come clan?

Ma se la squadra perde sempre che comunicazione mi vien fuori? Un errore che spesso notiamo in merito all’attività comunicativa di tanti club è quello di identificare il successo di un progetto con i risultati sul campo. Si tratta di una variabile importante senza dubbio ma che si inquadra in un sistema di relazioni positive con i pubblici solo se viene considerato come una tematica fra le tante in questo rapporto. Lo diciamo provocatoriamente, forse, ma conta inversamente a quanto sono attive le altre tematiche attraverso cui un club comunica con i suoi pubblici. Meno ricchezza di relazioni e spunti comunicativi maggiore fardello per l’aspetto agonistico di un club.

Tutto questo introduce la madre di tutte le domande quando parliamo di relazioni Pubbliche: ma le Rp, e la comunicazione in genere, dove si collocano in un club di rugby? Chi le fa? “Lo studente giocatore, la moglie del presidente, il presidente stesso, un po’ tutti, abbiamo un addetto stampa, comunicazione? ma se non abbiamo nemmeno uno spogliatoio. “. Qui le risposte da dirigenti e presidenti son sempre state innumerevoli e sfaccettate. Son del resto le considerazioni che esistono in tutte le organizzazioni italiane anche fuori dallo sport e sono significative di un problema di fondo di tutta la comunicazione contemporanea. Il tempo, darsi un ordine al timing. Del resto, ed è una definizione che ci piace molto: ” fare Rp è proprio la capacità di dare un tempo di qualità e utilità ad ogni nostra relazione”. Perchè non troviamo questo tempo a volte? Perchè ci pensiamo poco oppure ci pensiamo troppo.