C’è molta, anzi troppa attenzione a quello che avviene da un po’ nel rugby francese.

Jacques Brunel, già verde-bianco-rosso coach di Italrugby che diventa ct dei Bleus.

Le peripezie della Federazione transalpina nel procurargli uno staff e via; e se Moisseur Moustache, sia tutto naturale di suo o si colori l’età indefinibile come Asterix; se il vino che produce venda,; e se sarà quel che sarà dopo quello che con lui è stato e non è più stato.

 

Sembrerebbero fattacci loro, tranne che per il fatto che ce li ritroveremo contro al Sei Nazioni.

Tutto qui?

O no, perché c’è dell’altro dietro questa italica attenzione.

Non ci giurerei e non lo negherei, ma l’abitudine è sempre stata nostra in tutti i campi: dalla politica, alla guerra, al cinema, allo sport.

Prima vedi cosa fa il nemico poi, poi traine non una, ma tante interpretazioni e buttale a destra e a manca che pian piano diventano bucce di banana pronte a far scivolare qualcuno.

Qualcosa che ha a che fare con il più classico degli sport nostrani – che non è certo il rugby – quanto con una certa sussurrata malizia dai soliti ben informati con un piede dentro e uno fuori dal palazzo.

Alcuni, da noi lo chiamano regolamento di conti, altri congiure nella Roma dei Papi.

Bien, anzi, non bien mon ami.

Perchè quando in Italia si indica qualcuno diventa sempre più saggio guardare all’opposto!