Il modo in cui parliamo ai bambini è sempre più importante del contenuto delle nostre parole. I grandi non trasmettono ai più piccoli ciò che pensano o ciò che dicono, ma ciò che fanno e sono.  Il bambino, infatti, è un sensibilissimo radar delle nostre emozioni, dei nostri stati d’animo; molto abile nel leggere con chiarezza dentro di noi e vederci per come realmente siamo. Questo perché è in grado di indovinare in maniera infallibile ogni nostra reazione emotiva – a prescindere dal significato delle parole che pronunciamo – leggendo il linguaggio del corpo, le variazioni di tonalità e d’intensità della voce…la gioia del dialogare.Per questo non possiamo mentire facilmente ad un bambino né possiamo impedirgli di mettersi in risonanza con il nostro universo emotivo. La comunicazione con il bambino quindi dovrà per forza essere una relazione tra due universi emozionali dove gli adulti comunicheranno con efficacia solo se sapranno ricorrere al loro pensiero creativo.La riscoperta di una dimensione emozionale è il primo passo per comunicare in modo creativo ed empatico; per sintonizzarci sulle frequenze dei più piccoli in modo libero dai condizionamenti del nostro mondo adulto e delle nostre abitudini sedimentate in paure o pigrizie radicate. Occorre allora ridare giovinezza, colore, istinto ed entusiasmo alla nostra comunicazione, a noi stessi,  per attivare una “ comunicazione bambina”.