Cultura Sportiva del rugby: si dice che in Italia manchi, che senza di essa nulla è possibile costruire; ma l’idea di cultura sportiva non viene specificata, resta un concetto molto vago nel nostro paese, nel mondo educativo e nel rugby. Tu cosa pensi a proposito? Cosa è per te oggi la cultura sportiva e cosa si dovrebbe fare per divulgarla in Italia e nel rugby italiano?

Ne parliamo con Brendan Wallace per i lettori di Ladies Rugby Club il più importante sito di rugby femminile in Italia al secolo Lorenzo Cirri. Un esperto quindi a cui rivolgiamo una delle Pop interviste di Rugbylja su un aspetto del nostro sport che torna spesso nelle parole di manager, coach, commentatori: la cultura sportiva.

BRENDAN: ” Caro Pancrazio io penso che cultura sportiva significhi che non ci sono sport da maschi e sport da femmine, che non dovrebbe esserci solo una palla tonda da seguire (e che le ragazze debbano essere indirizzare d’ufficio al volley), anche se mi rendo conto che è il gioco più facile da imparare mentre altri lo sono un po’ meno.

Cultura sportiva significa o dovrebbe significare che la scuola invece di mettere i bastoni tra le ruote ai ragazzi che decidono di fare sport, magari in maniera un po’ più seria, li aiuta con programmi e percorsi personalizzati o che non si debba litigare costantemente con i titolari dei posti di lavoro perchè la domenica si pratica uno sport o ci si si vuole allenare durante la settimana.

Cultura sportiva significa anche che non tutto si fa per divertimento, o meglio che bisogna imparare a dare un significato diverso a questa parola che non è certamente quello di “parcheggio” (per molti genitori) o quello di “fatto senza pensare, giusto per passare il tempo” (per troppi ragazzi).

Cultura sportiva significa educare allo sport come impegno e come valore… Dimmi tu se tra le cose che ho detto ne rilevi qualcuna nella nostra attuale società.

Io lavoro nella scuola da quasi 20 anni e ad oggi ti rispondo di no.