Da diversi giorni sogno i miei compagni di squadra mentre si allenano. Li vedo sereni come sempre, forti, disponibili. Le pacche sulle spalle nei miei confronti si sprecano, sto rientrando dopo un periodo difficile. Ma so di non star bene, so che anche in questo allenamento sarò costretto a fermarmi, che non andrò a bere una birra insieme agli altri e che probabilmente salterò altri allenamenti e partite. Nel sogno sono angosciato, cerco di nascondere le mie paure, ma è chiaro a tutti che non sono più affidabile. Iniziano gli sguardi di circostanza, sguardi già impegnati in battaglie che non combatterò. Mi manca l’aria.

Mi sveglio, consapevole che è stato solo un brutto sogno, ma il mio subconscio non scherza un c***o. Mai.

É vero che non sto bene ed è vero che sto saltando appuntamenti senza dare troppe giustificazioni ai miei compagni di squadra. Stasera ci sono gli allenamenti e avrei davvero voglia di andare, ma l’ansia di dover ancora una volta sospenderli mi fa vergognare al punto che preferisco non presentarmi neppure.

Un problema che c’entra poco con il rugby purtroppo, un buon 80% è tutto nella mia testa, ma anche il lettino del mio psicologo si è rivelato inutile come un posacenere sul manubrio della moto.

E allora non mi resta che scrivere.

Le mie debolezze, fisiche e psichiche, sono tutte davanti a me. So esattamente cosa dovrei fare per stare meglio, ma boicottarmi è più facile che provare a star bene, quindi non mi concedo nemmeno di godere dei benefici che avrei se solo riuscissi a stare in campo con i miei amici.

Da anni considero il Rugby una versione tascabile della vita, il mio “bigino” personale dove prendere spunto per risolvere questioni di ogni genere. So per certo, per esempio, che le parole “debolezza” e “rugby” sono una contraddizione, e lo so per un motivo molto semplice. L’ho già visto. Il gruppo, la squadra, ti sostiene a prescindere che stia facendo la cosa giusta o sbagliata. La debolezza del singolo viene sorretta dalla forza del gruppo fino a quando questo ne avrà bisogno. E verrà il giorno che contraccambierà il favore, e lo farà con gratitudine.

Io oggi mi trovo in questa situazione di stallo che mi blocca testa e gambe. Ma se devo credere veramente a quello che penso e quello che scrivo, se io non sono forte abbastanza, devo credere che lo saranno i miei compagni per me, quindi stasera andrò agli allenamenti e chiederò ai miei fratelli una mano.

Perché se “debolezza” e “rugby” non vanno molto d’accordo, le parole “solidarietà” e “rugby” sono quasi sinonimi.