Ci sono due momenti che mi sono entrati dentro tra ieri e oggi. Sergio in lacrime che bacia suo figlio nell’amarezza e nella solitudine di capitano e uomo, e la felicità fangosa delle nostre donne del rugby strette al quarto posto del Sei Nazioni. Sconfitta e vittoria, in entrambe la sincerità del rugby.

Perchè quello che è accaduto è stato semplice e profondo. L’ultimo turno del torneo 2018 ha infiammato un nervo sensibile, che lega di passione noi sostenitori e gli azzurri tutti: il rugby è un gioco che non permette di barare.

Quando tu vedi chi porta per te la maglia italiana dare ogni sua forza, avere rispetto per ciò che fa e ciò che siamo noi con loro, allora senti che il rugby è vivo.

E’ questo – il rugby della gente – ad essere venuto fuori ieri e oggi.

Il rugby che insegna che nessuno di noi è davvero vincitore e perdente nella vita, sul lavoro, nella fortuna e nelle quotidiane prove che dobbiamo vivere e sfidare. La metafora di come affrontare questa complicata vita nell’Italia d’oggi è stata trasmessa dai nostri rugbisti.

Un messaggio importantissimo che vale, che dimostra come i valori del rugby non siano retorica, non sono passati di moda ma sono una speranza per tutti. Ogni giorno. Quanti di noi tornano sconfitti la sera, dal lavoro, dall’ospedale, dal vuoto delle città e nonostante questo sono dolci e rassicuranti verso i propri figli?

Quante di noi riescono a essere più forti dei femminicidi e del maschismo per ribadire ancora che l’Italia delle donne vuole che la nostra società cambi? Ci guardiamo allo specchio con una domanda che è la stessa che ha posto ieri e oggi il rugby a tutti noi: ” Io ho dato quello che potevo per chi crede in me? ” Hanno risposto si, perdendo e vincendo. E noi tutti, lo abbiamo capito piangendo e urlando con loro.

Grazie ragazzi e ragazze di #italrugby.

Grazie per averci dimostrato che si può affrontare la vita con impegno e dignità, con onore e coraggio. Vi amo. #rugbyljamagazine #rugby #donne #uomini #padri  #italrugby.