Fare politica per fare rugby o fare rugby per fare politica? Non è il nodo di Gordio, non è impossibile da dipanare, e non è una questione che abbia capo e nemmeno coda.

E allora perchè, sotto l’ombrellone di un rugby sonnacchioso questo discorso della politica mi torna in mente pur in mezzo ad immagini e notizie di cronaca e sventura che non hanno paragone come importanza? Forse Mandela ha innescato tutto?

Mi rende amaro il sapore dello sport, tutto qui, mi svilisce sogni e passioni che mi hanno fatto innamorare dello sport  prima e del rugby dopo; che mi rendono esaltanti le emozioni che attraverso la Tv mi porgono gli eventi più belli. Lo sport ha offerto da sempre l’opportunità di condurre carriere verso la vetta delle comunità, se non delle nazioni. Non c’è nulla di nuovo. In ogni parte del mondo e in ogni tempo è avvenuto.

Ma oggi perchè mi stride ancora di più? Perchè svilisce il senso della gioventù che sui campi e sulle piste di tutto il mondo gioca e compete per dare alla bellezza dei propri anni quella che i Greci chiamavano fama e che noi – figli da supermercato e da diritti televisivi – celebriamo come ricchezza e privilegio? Mandela, Bartali, la Nazionale Italiana di Calcio, il Mondiale in Argentina: quanta politica ha sporcato lo sport dei giovani?

Non vivo tra le nuvole e non mi impressiona più di tanto, siamo grandi e vaccinati, e un pugno guantato di nero per affermare di essere uomini e non servi tutti lo possiamo alzare. Ma allora, perchè, questa storia della politica e dello sport mi torna amara in gola? Guardo il mare, di fronte a me e il nodo inizia a sciogliersi. Si, quello che trovo fastidioso e nauseante oggi è la simbiosi fra lo sportivo-atleta e il politico ( è difficile che avvenga il contrario, che il politico si trasformi in sportivo-atleta ).

Mi accorgo che ci sono delle personcine che nella loro carriera sportiva sono stati ottimi modelli e personaggi ispiratori per ragazzini e comunità e che dopo, dovendo arrendersi al tempo ed all’oblio e magari dovendo guadagnarsi la pagnotta, mettono da parte tutti i valori e la carriera per trasformarsi nella più strisciante fauna politica. Selfie come se piovesse, profili falsi come icone ieratiche, traffichio sottobanco e manipolazione dei seguaci il cui solo scopo è quello di adorarli e continuare ad alimentarne l’Ego.

E’ squallido per lo sport vedere trasformata la sincerità di quello che da atleti si è incarnato, che si voleva trasmettere con il proprio duro lavoro e con le leggi della sana competizione.

E’ terribilmente squallido ambire a diventare presidenti, dirigenti, amministratori dimenticando i valori dello sport d’origine ( del rugby nel nostro caso ) per evolversi come Pokemon marci di ambizione e scarso senso della lealtà. Estate dell’ozio e dei pensieri sotto l’ombrellone. It’s real pop rugby!