Roberto Rollini - Fotografare il Rugby Femminile

Le diversità dal fotografare il Rugby Maschile: parola di Roberto Rollini

RM – “Ciao Roberto, ti scrivo per una intervista su Rugbylja Magazine dopo essere stato folgorato dalle tue foto di Italia Inghilterra. Ne hai sempre fatte di belle ma stavolta una cosa in particolare mi ha colpito… la bellezza: cos’è la bellezza? E’ una domanda banale magari, forse leziosa nel rugby ma guardando queste ragazze non ho potuto fare a meno di notare come hai tirato fuori la bellezza prima di tutto, una bellezza moderna… mi racconti un po’ ” i tuoi trucchi del mestiere” come si attende, come si fiuta lo scatto, come si fotografano le donne, queste donne del rugby? Ciao, grazie in anticipo.”

Roberto Rollini – “ Ciao Pancrazio, grazie innanzitutto. E’ la prima volta che vengo intervistato, farò del mio meglio. Partiamo dall’inizio ho sempre avuto la passione della fotografia, ancora oggi possiedo la mia prima fotocamera una Kodak regalata dai miei genitori, crescendo poi in “tarda età” ho incontrato il rugby, ricordo la mia prima partita da spettatore un test match epico allo stadio di Monza, Italia contro le isole Fiji con la neve a contorno indimenticabile.

Poi mio figlio ha iniziato a giocare nella U14 del Monza e qui si sono incontrate le tre strade, l’unione di tre passioni, ho seguito i campionati della U14, U16 ed U20 poi l’incontro con la serie A femminile quando ancora il Riviera del Brenta vinceva tutto a man bassa, per me quindi come per molti il rugby è PASSIONE. Poi la svolta, il Monza femminile diventa la prima squadra a sconfiggere le corazzate venete in quella mitica finale a Mantova, ricordo ancora i volti increduli delle avversarie nel dopo partita, poi altri campionati altri due finali non vinte un grido di gioia morto in gola come nell’ultima finale sotto un diluvio e dopo aver partecipato a tutte le partite vinte nel campionato.

Ma torniamo alla bellezza, a mio avviso la bellezza risiede negli occhi di chi guarda e quindi forse qui è nascosto il segreto, quello che io vedo sono i campi di gioco accoglienti, tolleranti, i fotografi sono benvoluti, si diventa parte della partita, posso da dietro la macchina catturare le emozioni gli sguardi le parole, l’impegno di queste ragazze, di queste donne che si sfidano in un gioco bellissimo, la loro interpretazione è diversa dal rugby maschile, non voglio fare paragoni se meglio o peggio, già dalla prima partita mi sono accorto della diversità è un rugby comunicativo, gli scambi di informazione fanno parte del gioco parole e sguardi completano gli schemi.

 

Sguardi che ogni tanto mi capita di catturare, ho imparato a cogliere questi attimi da Enrico Mascheroni un fotoreporter che come me aveva suo figlio nelle giovanili del Monza, ma con una sensibilità un’ esperienza maturata in anni di reportage, grazie allo studio delle sue foto ho creato il mio stile.

 

 

Tutti questi anni sui campi da rugby mi hanno dato la possibilità di fare esperienza e, a volte, di prevedere istintivamente come una partita cambierà il suo baricentro, quando accade allora mi sposto, do le spalle all’azione e fiducioso mi sposto sul campo come un pescatore in attesa della sua preda, a volte rimango a mani vuote ed a volte la mia intuizione mi porta qualche scatto interessante. La mia partita poi continua a casa, quando “gioco” anch’io e divento il sedicesimo in campo le 1000 foto a partita sono la
normalità, continuo in un quarto e quinto tempo da solo a visionare tutte le foto scegliendo le più emozionati.