Gareth Thomas, campione del Galles di rugby, è stato circondato da un branco di uomini. Pestato perchè omosessuale. E’ avvenuto a Cardiff, la sua città.

Gareth, da campione, come diversi altri rugbisti, altri personaggi del mondo dello sport o della musica, come molte altre persone del mondo – in qualsiasi altra parte del mondo – ha deciso di condividere con gli altri la sua scelta privata per raggiungere un equilibrio col suo cuore e la sua identità.

Non c’è nulla di eroico nel voler vivere come si sente, eppure sembra un fatto ancora straordinario cercare un proprio sguardo della vita; specialmente tra gli applausi e i palcoscenici dorati dei personaggi pubblici, questo assume connotazioni e valori differenti, in quanto modelli e simboli influenzano tutti.

E spesso, sono il solo sostegno che può evitare a tanti ragazzi e ragazze, uomini e donne che vogliono vivere da omosessuali tragedie e solitudine, violenze ed esclusione, coercizione, derisione e schiavitù.

Gli omosessuali oggi rischiano la vita a volte, vengono precipitati dai tetti, decapitati o bruciati; hanno una sola speranza: appartenere al mondo che accende i riflettori sul rispetto e la pluralità di modi di vivere, appartenere a “mondi sociali” potenti come quello della moda o del cinema. Ma per la stragrande maggioranza di persone comuni è un processo difficile e duro, un viaggio nel coraggio che scava dentro la propria vita e i rapporti familiari. 

Quello che Gareth, non più campione, ha vissuto è qualcosa che avviene nel momento in cui si esce dal cono di luce della protezione mediatica per tornare alla vita “normale”. Essere un campione dello sport può essere la tua armatura. essere un uomo qualunque che vuol vivere in pace può diventare pericoloso ed esporti ai branchi che troppo spesso vagano affamati d’ignoranza nel nostro tempo. E’ successo a lui, avviene a tantissimi. Spogliati del proprio ” personaggio pubblico”, del proprio ruolo economico nella spietata macchina dei media, ti rende uno come i tanti diversi che suscitano ancora odio.

Vale per Gareth, un meraviglioso campione rugbista, vale per una moltitudine di donne, autistici, disabili, poveri – ciascuno con la sua  meravigliosa vita – ai quali una parola sola è dovuta da tutti noi – e dal mondo del rugby prima di tutti perchè del rugby è l’essenza – rispetto!