Giocare diversamente…Si può

di Santina Villari

E’ retorico, eppure reale: la corsa bizzarra di una palla da rugby è imprevedibile, perché una palla da rugby caracolla in maniera tanto strana da sembrare, a volte, diversa.

Già diversa, ma da chi?
Siamo così tutti omologati che non riusciamo più a distinguerci gli uni dagli altri.

La società ci vuole così omologati, per i dettami della moda, dello star system, della produzione e del consumo.

Dall’ultimo modello di i phone al taglio di capelli e basette “modello calciatore figo” o “ barbie in carne e, pardon, ossa”.
Passerelle e riflettori sempre puntati addosso per farci essere e pensare come tutti, per essere monitorati e calcolati, anticipati e continui senza deviazioni dalle norme.


Eppure diversi lo siamo, perchè non considerare questa unicità?

Il rugby fà della differenza un punto di forza, e non solo per le regole del gioco; ma perché ogni rugger deve avere una peculiarità differente per potersi integrare e interagire con gli altri.

Si dice – ancora retorica, eppure reale.- che c’è il longilineo, il robusto, il veloce, il tarchiato.

Forse il rugby moderno sta livellando tante cose ma su un rimbalzo ancora non ha ceduto di un metro.

In ogni giocatore di rugby c’è la personalità.
Ciò che realmente fà la differenza.

Etichettare qualcuno come diverso o diversamente abile, per meglio dire, permette di potersi concentrare sulle proprie abilità.
Anche chi ha difficoltà per patologie particolari, ragazzi down, autistici,con ritardo mentale, con problemi fisici, nel rugby POSSONO giocare.

E possono giocare con una palla ovale e dire che giocano a rugby. Nessuno li smetirebbe, è questa un’altra stranezza di questo gioco strano.

L’approccio al gioco, può essere parte di una terapia di adattamento, socializzazione, integrazione, di stimolo per potersi confrontare e agire con le proprie forze, sapendo che qualcuno accanto a te è pronto a intervenire.
Senza pietismi, perchè anche questo è il gioco della vita.
E’ quello che il rugby è chiamato a fare, dare fiducia al bambino, al ragazzo e permettergli un percorso di crescita personale oltre i terapisti.

Motricità e movimento guidato in azioni che diano sicurezza permettono sempre di più di introdurre la pratica dello sport, del rugby su più livelli.
Il movimento della palla ovale, è iniziato.

Da terapia diventa gioco che diverte e libera, ed è giusto così.

Tutti hanno il diritto di giocare diversamente..così come il rugby ci permette.
Il percorso di vita va gestito e vissuto.
Vanno sostenute le associazioni che si occupano di questo.
Questo è il punto..questa, è la meta da raggiungere.

Ancora retorica, eppure reale.