Il gioco, per un bambino, è sempre una manifestazione di benessere poiché ogni bambino che gioca esprime sempre voglia di vivere, salute mentale e fisica, capacità di trasmettere la propria personalità.

In una condizione di forzato cambiamento, come quella dei piccoli ricoverati in un ospedale, giocare aiuta a stimolare le risorse interiori, l’autostima e la voglia di relazionarsi con gli altri.

A ritrovare riferimenti e sicurezza in se stessi… a sentirsi liberi.

Ecco perché il gioco diventa una risorsa di sostegno per reagire alla crisi della degenza, sviluppare uno stato d’animo e fisico positivo per affrontare il tempo della malattia.

Il gioco viene considerato come una esperienza di pensiero creativo che scaturisce dall’incontro di tre facoltà: l’immaginazione, la percezione e la comunicazione.

Da combinare e interpretare in modi sempre nuovi: “facendo finta che…”

Ecco come nascono i giochi, tutti i giochi.

Ogni incontro presenta i suoi contenuti con un linguaggio immediato, attivo, sensoriale e con un coinvolgimento che ci coinvolgono attraverso una complessa proposta di brain stroming, problem setting e solving, role playing che ogni volta ci viene presentata sotto il camuffamento del tempo libero, dell’”inconsapevole fantasia”, del divertimento.

Una metodologia friendly di auto-motivazione e auto-apprendimento che via via che cresciamo ci perfezioniamo. Con cui sviluppiamo  la nostra capacità di costruire temporanee identità alternative con le risorse limitate che abbiamo ma che ci serve anche per ritrovare il piacere di guardarci dall’esterno.