Si, Maria Magatti ha gli occhi più belli del rugby, occhi da tigre, occhi che catturano la vita. E’ proprio da qui che iniziamo a conversare con Maria – giocatrice del Cus Milano Rugby e della Nazionale Italiana – sul rugby, e su certe piccole cose della vita, quella che corre veloce e spesso imprevedibile specialmente per i bambini.

PANK:  Maria, ci siamo conosciuti in prossimità di una tua partenza per un viaggio in Cambogia: terra dal passato ricco di umanità e di sofferenze. Ti occupi di bambini, con quali speranze, con quale voglia di dare un contributo a questo nostro strano mondo che gira nello spazio senza una logica precisa.

MARIA: ho studiato scienze motorie e pedagogia all’università, sono convinta che lo sport sia uno strumento per poter trasmettere i valori sani della vita soprattutto (ma non solo) ai bambini, che ancora devono scoprire le difficoltà del mondo. Lo sport può insegnare loro lo spirito di gruppo, l’impegno per raggiungere un obiettivo, la resilienza…

Allo stesso modo noi adulti possiamo imparare, stando a contatto con i bambini, a vedere la vita in modo semplice, a gioire per le piccole cose, a divertirci stando con gli altri.

Negli anni passati ho fatto 3 viaggi in Africa (due in Kenya e uno in Senegal) in cui ho avuto la fortuna di stare a contatto con bambini del posto. Giocare e vivere con loro mi ha regalato una prospettiva diversa sul mondo, mi ha davvero insegnato a essere grata e felice per le cose più semplici, e soprattutto a non aver paura di esprimere questa gioia.

PANK:  Dicevo di te che hai gli occhi più belli del rugby italiano, ma oltre gli occhi – per dirla alla Faletti – chi è Maria Magatti come atleta e come ragazza.

MARIA:  Io sono una ragazza che ama giocare a rugby, mi piace tantissimo allenarmi sia in palestra che in campo,  mi piace darmi dei piccoli obiettivi da raggiungere, avere sempre nuove sfide, cerco di non accontentarmi mai e di crescere sempre come persona in primis e come rugbista poi. So di avere molti limiti, ma grazie alle persone che ho intorno provo a smussare i miei angoli ogni giorno. E in questo il mondo del rugby e le persone che ne fanno parte mi hanno aiutato e tuttora mi aiutano moltissimo.

PANK:  Giocare a rugby ti insegna a parare colpi e sofferenze, viaggiare tra i bambini del mondo ti permette di vedere quanto tutto questo sia solo una metafora di qualcosa di più grande, di più profondo. Cosa vorresti e cerchi di regalare agli altri con questo tuo impegno? Cos’è che i bambini del mondo, i genitori, le famiglie cercano di costruire e sperano di realizzare pur tra tante incertezze e mancanze? In poche parole, qual è il bene più prezioso oggi, oltre il cibo e l’acqua?

MARIA: Come dicevo prima, ci sono due aspetti fondamentali che il rugby (e lo sport in generale) può trasmettere a un bambino: la capacità di vivere in una società, e quindi in un gruppo di persone diverse da se stesse e dal proprio nucleo familiare. Questo obbliga ad intessere relazioni con persone nuove, ad allargare i propri orizzonti, a sperimentare la diversità. Inoltre fa vivere nelle regole, fa capire che senza il rispetto di esse e degli altri non si può giocare, e di conseguenza “vivere”.

Il secondo principio invece si focalizza sul singolo: il rugby ci mette davanti ai nostri limiti, ci fa riconoscere che il nostro impegno e la nostra costanza sono imprescindibili, ma che comunque la partita (e la vita ) non dipendono solo da noi, e quindi bisogna riconoscere che c’è qualcosa oltre noi che non possiamo controllare: i compagni, gli avversari, il clima, il campo su cui si gioca, gli infortuni, gli imprevisti.

PANK: Beh, forse non ti avrò fatto delle domande canoniche ma sai com’è Rugbylja. è la vita dietro le persone che fanno rugby ad interessarci, è quello che con la vita regalate e incarnate dei nostri valori ovali che ci interessa. E tu, credi ancora ai valori del rugby? A quale di più?

MARIA: Che davanti a tutto si deve essere pronti a reagire e a tirare fuori sempre il meglio di se stessi, e questa secondo me è la sfida più grande; quella di non abbattersi mai davanti a nessuna difficoltà, di trovare la forza di reagire davanti a errori o situazioni difficili, in campo come nella vita si può sempre immaginare e provare a percorrere una strada alternativa a quella che ci eravamo immaginati.

L’importante è non stare fermi!