Il Rugby di Napoli un grande futuro dierto le spalle?

Conversazione con Dario Calapai, Presidente di Partenope Rugby Junior, su quello che è l’attuale mood del rugby a Napoli.

Rugbylja: Cosa è oggi la Napoli del Rugby? Gli scudetti “plebei” di vari anno fa sono solo un ricordo o nutrono ancora il sogno di tornare grandi?

Calapai: Napoli è una femmina bellissima, dal fascino irresistibile, dall’anima profonda, dotata di calore e fantasia senza eguali. Il rugby della Partenope di oggi non si può più paragonare all’epopea degli scudetti immortalati nella storica copertina della Domenica del Corriere. Allora, con una colletta e con il buon cuore di qualche giocatore che aveva un’ottima posizione lavorativa, si riusciva a dominare il rugby italiano. Ragazzi che uscivano dalle scuole intorno allo stadio Albricci affamati di vita e di vittorie. Oggi la metropoli Napoli ha potenzialità enormi, con la più alta popolazione giovanile e tasso di natalità. Ma fare sport e fare rugby costa tanto, e servono imprenditori illuminati che sposino il progetto di rugby sociale che la Partenope ha avviato da qualche anno con la sezione Junior. Non ambiamo più agli scudetti, ma vogliamo creare una grande comunità di persone e di valori che attraversi l’Arenaccia, la Sanità, Poggioreale fino a salire su al quartiere ricco e borghese del Vomero. Creare una cultura è una identità partenopea trasversale, attraverso le scuole e l’appartenenza

Se riusciremo a fare questo miracolo, arriveranno forse imprenditori illuminati, amministratori con visione che ci consentiranno di ambire ai vertici del rugby italiano

Rugbylja: “ Mi dai sogno e aria fresca parlando del rugby del Sud così. Aquila, Benevento, Catania…e una popolazione immensa… un serbatoio di forza e talento se pensi a quanto manager e giocatori son venuti fuori dal Sud… ma non è solo un discorso sportivo. Non può esserlo.

Calapai: Assolutamente così, non può e non deve essere un discorso solo sportivo. La società di oggi ce lo impone, il Sud di oggi ce lo impone.