Intervista a Maria Cristina Tonna

Because the Night…. La notte prima di Italia vs Inghilterra

Responsabile del rugby femminile, la notte prima dell’esordio delle Azzurre nel Sei Nazioni!

Perché con Cris non sono mai conversazioni convenzionali.; ed infatti abbiamo parlato di tutto, non solo di rugby!

Intervista a Maria Cristina Tonna:

RM – Ciao Cris…e allora… un’intervista notturna ( è l’una di notte ) prima dell’esordio. Più  che intervista mi piacerebbe innescarti a ruota libera il flusso di coscienza. Ora che le ragazze dormono, o ci provano, che tutto tace…che tu sei sola con i tuoi pensieri…

CRIS – Dimmi dimmi…

RM – Un’altra avventura, un’ altro torneo, un’ altro anno a vivere da guida per tanti… senza giri di parole…quanta forza ci vuole…?

CRIS – Vorrei specificare una cosa in primis, il mio ruolo non è tanto quello di seguire la squadra Nazionale Femminile, ma bensì quello di coordinamento di tutto il settore femminile, in cui ovviamente ricade anche la Nazionale. Il mio lavoro quotidiano è lo sviluppo del movimento, seguire il lavoro dei Comitati e sul territorio, individuare nuove strategie di sviluppo. ed in questo alcune aree si intersecano con il cammino dell’ Italdonne.

Nel caso specifico del Torneo, così come avviene quando ci sono altre gare internazionali in Italia ( test match) io collaboro per la buona riuscita dell’evento sportivo, faccio da collante tra le esigenze sportive della squadra e dello staff, che sono strettamente legate alla gara e alla prestazione, e l’organizzazione generale. Dietro ad una gara ci sono sopralluoghi con chi produce la partita per la messa in onda, organizzazione di eventi collaterali, insomma tante piccole cose che messe insieme trasformano il giorno della gara in una festa per tutti.

Domani per esempio, ci sarà un torneo tra Rappresentative Regionali Femminili, riservato alle categorie U14, U16, U18. Saranno presenti ben 6 Comitati regionali, ovviamente quelli che geograficamente sono posizionati più vicini a Reggio Emilia.

Avremo in campo dunque un totale di ben 18 squadre.

Nonostante il mio lavoro sia distante dalla squadra, ma comunque per la squadra, ogni volta che inizia il Torneo delle 6 Nazioni è un’emozione. Ti dirò, per me è sempre un’emozione poter stare su un campo da rugby.

E questo nonostante che siano ben 35 anni che li frequento assiduamente.

RM –…e tante ragazze vedono in te un modello…non puoi negarlo…dalle Nazionali alle piccole delle U14… un modello in cui si riflettono…lo sentiamo spesso dire questo…

CRIS – Negli ultimi anni la crescita del settore ha imposto, in maniera fisiologica, alla presenza di altre professionalità, ma non per questo non ci vuole forza, energia e meno passione di prima per fare tutto questo.

Tu dici che sono un esempio, beh non ti nego che mi fa piacere, sicuramente ho fatto da apripista negli anni, essendo stata una delle primissime donne ad allenare anche gli uomini, a formarmi come tecnico fino ad arrivare al livello moltiplicati, che ho attualmente, ma la cosa che più mi fa felice e mi rende orgogliosa di questi anni di impegno e passione…è che ora gli esempi si sono m

RM – Sei cambiata? Più equilibrata da manager? Da donna in un mondo terribilmente maschile?

CRIS – … che gli esempi si siano moltiplicati. Non posso non pensare a Giuliana ( Campanella) con la quale ho giocato come avversaria, come compagna in Nazionale e che adesso ritrovo ancora in questo lungo viaggio. E poi le tante Azzurre che sono di stimolo alle tante bambine e ragazze che iniziano a giocare a rugby.

E’ chiaro che non tutte arriveranno a vestire la maglia azzurra, non possiamo creare un inganno, ma non sta a me dire oggi a chi si vuole impegnare con dedizione che non potrà arrivare, sarà il tempo a dirlo, e forse più in là il campo

RM – …e ad essere donne in in paese che sta diventando duro per le donne…

CRIS – Creare una comunità al femminile sempre più forte e solidale è uno degli aspetti del mio lavoro, ed è molto importante che le ragazze facciano “rete”, soprattutto in un momento dove sembra esserci poco equilibrio. Da madre di una giovanissima ragazzina posso dire che sono orgogliosa che stia crescendo tenace, determinata, pensando di poter superare le difficoltà con le proprie forze, e lo sport, il rugby in particolare , l’ha aiutata a plasmare questo carattere.

RM – Il rugby, lo sport sono politica…sai che la penso cosi. Per te possono ispirare i nostri politici a dare mete vere? A giocare con regole dure ma con lealtà o sono solo utopie..

CRIS – Ci vorrebbero regole chiare, come quelle del rugby; Fair play, come quello…vero…che c’è nel rugby; valori che non siano slogan, come cerchiamo di portare avanti nel rugby.

Di sicuro il rugby può essere uno stimolo ed un esempio per tutti, ma per per fortuna e purtroppo…la differenza la fanno sempre le persone

RM – Oggi Jacques Brunel ha buttato nella mischia di Parigi un ragazzino di diciannove anni. Conor O’Shea punta sui ragazzini: sono anomalie di pensiero di stranieri o sono aspetti normali di crescita? Perché nella vita di ogni giorno in Italia si fa fatica a far questo?

CRIS – Intendi dire nella vita quotidiana?

RM – Si, dove c’è da affidare responsabilità tecniche, scientifiche, di guida politica, di amministrazioni.

CRIS – Credo che l’autonomia degli altri spaventi. Ti faccio un esempio, quando sono diventata mamma mi sono chiesta: quale è il io scopo con i mei figli: che siano felici? ( non dipenderà solo da me). Che siano bravi a scuola? ( non dipenderà solo da me)

Che siano AUTONIMI ED INDIPENDENTI, soprattutto da me, questo si che dipende da me e da come mi pongo con loro.

A molte persone questa fa paura, io ho piacere che i miei figli siano più bravi di me…. ma non per mio ego, sono felice per loro.

Ecco, trasla questo nel lavoro, nel quotidiano….e dovremmo avere piacere anche nell’insegnare il mestiere, come si faceva un tempo, ai ragazzi.

Oggi invece si tende a voler e dover dimostrare sempre la propria…credo che supremazia sia la parola giusta ( è un po’ tardi, ma azzardo… 😉 )

Non è competenza, per la quale ci vuole dedizione, studio. Spero di essere stata chiara

RM – Anche se questo vuol dire lacrime e colpi…ed è un punto centrale oggi: da genitori siamo disposti a vedere piangere i nostri figli crescendo? A non poter più far nulla ma fidarci della loro forza? A non considerarli più  solo nostri figli ma persone? E mi torna in mente sempre la mamma di Giulio Regeni…noi non sappiamo nulla di loro quando giocheranno le loro partite su altri campi…vincendo o perdendo.

CRIS – Certo, ma se non li prepari al volo…questo volo avrà più possibilità di essere un fallimento.

Hai letto ” Storia di una Gabbanella e del gatto che le insegnò a volare” di Sepulveda? Sepulveda è uno dei miei scrittori preferiti

Beh il gatto sai che era molto affezionato alla piccola, ma poi la lascia andare, la lascia spiccare il volo

perché sa che DEVE essere così.

RM – Torniamo al concetto di prima: ecco perché noi Italiani non sappiamo creare romanzi di sport…racconti di educazione, di formazione?

CRIS – Diciamo che facciamo fatica. Conosco tante persone che lottano per questo, e sono straordinarie per passione, dedizione, impegno.

RM – Tu..per esempio..

CRIS – beh io mi conosco abbastanza bene ahahahah, scherzo naturlamente. Essere così

RM – Grazie Cris, con te si potrebbe parlare all’infinito ma è tempo di riposo, domani si gioca. Pubblico domai l’intervista col titolo: Because the Nigth.

CRIS – AHAHAH perché la notte nascono mille idee!