“Che la struttura fosse sotto il controllo della ‘ndrangheta non era un mistero per gli inquirenti. Secondo l’ordinanza firmata dal Gip si poteva affermare con assoluta certezza che il centro Ripamonti fosse gestito dai Flachi, che esercitavano tutti i poteri tipici del dominus: decidevano sul personale, controversie, gestivano i servizi e incassavano i guadagni. E il Comune, senza consapevolezza, in quanto proprietario del centro, finanziava il gruppo Flachi sostenendone le iniziative economiche.”

Questo è uno stralcio di articolo uscito nel Luglio 2011 sul “Corriere della Sera”. Pochi mesi dopo la ’ndrangheta ha cercato la sua vendetta appiccando un incendio che ha distrutto completamente la struttura procurando danni per oltre mezzo milione di euro.

L’articolo è quasi identico a quello uscito sul Corriere sei anni fa, a parte una piccola, fondamentale differenza. L’originale aveva i verbi al presente, io li ho usati al passato.

Si, perché non è più così, perché ieri abbiamo festeggiato per il quinto anno la riconquista di questi spazi, perché il quartiere è tornato finalmente a viverlo quotidianamente e centinaia di persone tra sabato e domenica scorsa hanno voluto dimostrarlo metterci la faccia. Famiglie, giocatori, personalità pubbliche, personaggi dello spettacolo e tanta gente del quartiere ha voluto far sentire la propria presenza.

É stata strana la consapevolezza di essere lì per un motivo preciso, per testimoniare la nuova vita dell’Iseo. Mi ha dato da pensare. Lo farò, ma ora mi chiedono di scrivere senza pensare, in modo che le emozioni che ho provato possano farsi strada più liberamente, magari un po’ troppo sgrammaticate e leggere, ma vere.

E allora eccomi qui a raccontare di un luogo che è diventato anche mio, un luogo che pochi anni fa ho visto andare letteralmente in fumo dal balcone di casa mia, uno spazio che pensavo corrotto prima dell’incendio e destinato all’abbandono dopo.

Ma è successo che quello stesso spazio me lo sono ritrovato sotto i piedi poco dopo, quando ho iniziato a giocare a rugby con i miei fratelli Lovers. E allora ho capito che qualcuno aveva mandato via i cattivi. Che ci sono state ritorsioni, ma che comunque avevano vinto i buoni. L’eterna e stereotipata storia dei buoni contro i cattivi qui l’ho toccata con mano. E ora mi accorgo di avere in mano quel testimone, scopro di far parte anch’io di quella favola un po’ strana dove lo scudiero si ritrova mei panni del cavaliere e anche se ha paura cerca di fare la sua parte. Una parte importantissima.

Ieri il campo era pieno di scudieri con la spada del cavaliere, tanta gente normale, bambini e adulti che si sono scambiati amichevoli sportellate per tutto il giorno, tra una salamella e un bicchiere di birra, pronti a difendere la propria terra con una palla ovale tra le mani.

Ieri l’ho sentito un po’ anche mio quel campo. Mi sono accorto di essere, insieme a molti altri, figlio di quella scelta. Il frutto di quella scommessa per la legalità che si è rivelata vincente.

Oggi i nostri figli giocano a rugby in questo campo riconquistato, con il sostegno e il contributo di tanti, sempre in avanzamento come si fa nel rugby.