pop chat con Roberto Parretta

È possibile raccontare in modo nuovo il rugby ad una società sempre più distratta e superficiale? Roberto Parretta, giornalista de La Gazzetta dello Sport e blogger con Rugby4Stupid, ci risponde così, con il suo consueto tono paradossale ma acuto alle curiosità di Rugbylja Magazine. Ci occupiamo di comunicazione e di rugby ed è per questo che altri temi si innescano sulla domanda di partenza, argomenti ancora più impegnativi: ma a noi, il rugby, a cosa serve? E cos’è davvero il rugby in Italia oggi?

PARRETTA: “ Non esiste un modo nuovo per raccontare il mondo del rugby perché il mondo del rugby non ha alcun interesse a farsi raccontare.
La Federazione e i due più importanti club negli anni hanno appiattito e impoverito ogni tentativo di aggiungere qualcosa livellandosi su un modello autoreferenziale e insensibile alle proposte.
Il rugby come tutti gli altri sport deve confrontarsi con il mercato deve produrre business se invece si pensa solo al proprio personale tornaconto e alla propria posizione di potere non vedo il motivo per cui ci si dovrebbe interessare a pensare nuove modalità per raccontarlo.
La comunicazione attorno al rugby italiano ha toccato il fondo e ha un approccio raccapricciante nei confronti dei così detti addetti ai lavori, che non hanno i mezzi per potersi permettere di seguire in maniera più approfondita e originale le vicende del rugby italiano. Il discorso è troppo complesso e tocca troppi argomenti per essere liquidato con una risposta.
Il rugby in Italia oggi esiste solo sulla cronaca locale dei giornali di provincia o su 4 siti gestiti il più delle volte da mentecatti incapaci di andare oltre il copia e incolla, incapaci di rendersi conto di fare un lavoro inutile e alienante.
Il rugby come tanti altri sport di fatica e sacrificio ha valori importanti, ma non sono suoi per esclusiva. Il Nuoto il Taekwondo, l’Hockey la Ginnastica e tanti altri hanno gli stessi valori e insegnano allo stesso modo ai giovani.
Il rugby ha una vetrina più importante in Italia ma viene resa purtroppo inutile per l’uso esclusivamente autoreferenziale che ne viene fatto.
Sono il mercato e la capacità di imporsi che permettono allo sport di emergere. E la visione, la progettualità che purtroppo nella Federazione, che nel bene e nel male e l’organismo detta la linea, di persone illuminate purtroppo ce ne sono pochissime. Amen

Italia il rugby è uno sport morto inutile da seguire.