Daniele Pacini – Responsabile tecnico di “Rugby per tutti” per conto della Fir – ci parla del ruolo, anche culturale, dei rugbyclub italiani.

Una conversazione che facciamo al margine della sua recente visita in Sicilia, nel quadro del coordinamento di sostegno ai rugbyclub sui territori.

Come hai trovato lo standard del nostro movimento sulle percezioni/ difficoltà presentate a te dai tecnici siciliani?

La riunione con lo staff tecnico ed i tutor provenienti da tanti rugbyclub siciliani, è stato un momento molto piacevole prima di tutto per la passione e disponibilità dei presenti, poi per la qualità mostrata in campo ed in aula. Sono molto contento del lavoro che sta svolgendo Giuseppe Berretti come leader di questo gruppo, ha seguito l’indicazione che abbiamo dato di cercare giovani e in maniera capillare su tutta la Regione, motivati e con “valori” da esportare. E non solo la scelta è stata azzeccata ma anche il lavoro di formazione interna ha sicuramente portato tutti ad un buon livello di omogeneità.

Questo non vuol dire che la sfida dello sviluppo del movimento in Sicilia sia una strada in discesa, tutt’altro. Ma la squadra che sotto la parte tecnica deve trasferire una visone del rugby attuale, anzi di quello con le esigenze future, e non solo di tipo tecnico ma soprattutto sociale, è sicuramente un punto di forza.

Come procede il progetto “Rugby per tutti” su scala nazionale?

” Rugby per tutti” procede con quello che un contenitore culturale deve effettuare in questo momento.

Mi spiego meglio: la grande sfida che stiamo portando avanti non è solo quella dell’aumento dei giocatori -obiettivo fondamentale – ma quella di rendere consapevoli i rugbyclub, su tutto il territorio, delle nuove e future esigenze per avvicinare e trattenere al Rugby i bambini e le bambine, le famiglie, gli appassionati, chi ha giocato e poi si è allontanato (e può tornare in varie vesti), chi non ha mai giocato e pensa che il rugby sia per pochi coraggiosi!

All’ acquisizione di consapevolezza segue immediatamente il trasferimento di conoscenze e strumenti operativi che vanno dall’uso del rugby senza contatto, alla gestione qualitativa dei rapporti con la scuola, alla gestione di eventi e rapporti con le istituzioni locali ad esempio. Promozione, Formazione e Competizione sono sempre i tre pilastri su cui basare lo sviluppo. Direi che, dopo due stagioni, siamo al 40% dei risultati attesi, ma i  movimenti culturali hanno bisogno di tempo per poter attecchire.

Su quali ad set strategici punterai nel rapporto con i rugbyclub?

“L’asset strategico nuovo su cui puntiamo è quello del coinvolgimento della famiglia intera perché è l’esigenza dei nostri giorni ad indicarcelo.

Esigenze pratiche (tempo, costi, distanze) e aspetti sociali (famiglie spesso non unite e che si frequentano poco) determinano l’opportunità per i rugbyclub per poter approcciare non solo il giocatore ma anche l’intero nucleo familiare per far vivere l’esperienza rugby in maniera piacevole e ”formativa”.

Non è facile, servono strutture, ad esempio la Club House, serve un approccio di tutti, per primi gli allenatori ed i dirigenti, a non pensare solo alla parte agonistica del gioco.

La Federazione Inglese ha fatto un indagine molto profonda ed allargata su più di 4.000 giocatori adolescenti, solo il 20% ha un obiettivo puramente agonistico per praticare il Rugby. Se non siamo consapevoli di questo saremo sempre in pochi e attireremo pochi trattenendone ancora meno!!!”

Sarà possibile realisticamente secondo te un rapporto di cultura dello sport ( rugby) con le scuole oltre la semplice attività motoria?

“Lo sport nella scuola come elemento “formativo” a 360° non spetta né all’area tecnica della FIR svilupparlo né alle Federazioni Nazionali. Aggiungerei neanche al CONI, in quanto comitato Olimpico quindi con altra missione!

Ma questo non perchè non sia un esigenza sentita diffusamente, anzi il contrario, ma perchè spetta per ruolo di indirizzo, per competenze e per risorse a disposizione alle istituzioni del Paese farlo.

Senza di esse e di forti, chiare e precise azioni non sarà mai possibile.  La mia opinione personale, solo personale sottolineo, riguardo questo tema? Non siamo ancora pronti culturalmente purtroppo. Spero però nel futuro perchè sono un ottimista. ”