di Lorenzo Martino

” E’ finito il Sei Nazioni. Come è stato questo Sei Nazioni? Dobbiamo continuare a restare nel Sei Nazioni? Cosa dire? Io dico che il Sei Nazioni mi piace.

Mi piace il Sei Nazioni perché mi piace il rugby. Mi piace il rugby perché mi piace la sua filosofia. Mi piace perché in una partita di rugby, anche se siamo al settantanovesimo ed il punteggio è di cento a zero per una delle due squadre, entrambe continueranno a giocare allo spasimo: quelli che hanno zero punti faranno di tutto per non permettere agli avversari di farne ancora e, magari, riuscire a segnare la meta dell’onore, quelli che hanno cento punti faranno di tutto per non prendere neppure un punto e, magari, riuscire a segnare ancora.

Dopo il vincitore non deriderà lo sconfitto, lo sconfitto non odierà il vincitore. Mi piacciono il rugby ed il Sei Nazioni perché tradizione ed innovazione riescono a trovare un loro equo bilanciamento.

Il rugby è forse lo sport che più di altri ha subito delle modifiche al regolamento: prima la meta non dava nessun punto se non il diritto alla trasformazione, poi quattro più due, dopo cinque più due; che dire poi delle modifiche alla mischia, del TMO e tanto altro ancora.

Mi piacciono le tradizioni del Sei Nazioni. Mi piace sentire parlare di Grande Slam, di Cucchiaio di Legno (beh, per lo meno quest’anno lo abbiamo evitato), di Triple Crown (chi mi sa dire cosa è?), di Calcutta Cup e di Trofeo Garibaldi (quando è stato istituito si pensava che sarebbe stato sempre appannaggio dei francesi, invece lo abbiamo vinto due volte: 2011 e 2013); mi piace vedere la squadra irlandese unita sotto una sola maglia con i giocatori che, quasi ballando abbracciati, cantano “Ireland calls”, sono stupendi i tifosi scozzesi in giro per l’Europa con le loro cornamuse a spandere buon umore, diventano addirittura simpatici i francesi con il loro galletti fatti a mo’ di copricapo; siamo simpatici anche noi in giro per gli stadi stranieri con i nostri striscioni che incitano la squadra azzurra e che, inevitabilmente, portano scritto anche il luogo –città, paese o borgata- da cui si è partiti, perché noi siamo italiani ma al nostro campanile ci teniamo, fa parte delle nostre tradizioni e della nostra cultura, può e tocca a noi farlo diventare un valore aggiunto, e vai quindi da Sud a Nord: Catania presente, Bergamo presente, Treviso presente, Cagliari presente, Rovigo presente, Spoleto presente, Benevento presente, tutto un paese presente e felice di apparire in una festa sana, forse un po’ sempliciotta ma….. cosa c’è di male in tutto ciò? E’ bello innamorarsi e parlare di tutto questo.

E’ bello il lunedì mattina arrivare al lavoro e vedere quelli che questo sport non lo seguono chiederti: “allora come è andata?”.

E noi a tentare di spiegare a loro che forse capiranno, oppure no, e noi non capiremo loro e loro non capiranno noi, e scuoteranno la testa pensando: “ma come ci si può appassionare ad una cosa così?”.

Comunque va bene così. Va bene così perché se la palla di qualcuno è rotonda la nostra è ovale ed in suoi rimbalzi sono imprevedibili, come imprevedibile è la vita. Va bene così con i commenti dei nostri Vittorio Munari ed Antonio Raimondi, uno spettacolo nello spettacolo, indimenticabili certe metafore come, commentando un’azione della nazionale irlandese: “i segugi dicono al cacciatore tu aspettaci qua che la volpe te la portiamo noi!”, inarrivabile!!! Va bene così con i nostri arbitri che rispettiamo e si fanno rispettare e non è possibile non citare Nigel Owens che con il suo “lo stadio di calcio è trecento yarde più avanti” si è guadagnato l’immortalità nell’Olimpo rugbistico. Immense le nostre ragazze che hanno giocato un Sei Nazioni stupendo, mi auguro siano convocate al Quirinale. Va tutto bene così.

E’ tutto molto bello. Ma la cosa più bella è che, finito questo Sei Nazioni che resta consegnato nella storia del nostro sport, l’anno prossimo ce ne sarà un altro, si ricomincerà daccapo e sarà tutto bellissimo, come sempre, ve lo assicuro. Un augurio di tanta Felicità e Buon Rugby a tutti. “