Ci sono storie di rugby che sembrano vere, e storie vere che cerchi di trattenere nell’ambito dello sport; di quello che esso è per te. Quella di Sami Panico è una di queste, e fa male.

Fa male prima di tutto ai sogni che mi hanno spinto ad amare il rugby. In esso c’è tutto un mondo che ho bisogno di credere migliore di quello su cui  giriamo nello spazio, senza un vero senso preciso o consapevole; ogni giorno e ogni notte, in estate ed inverno, da bambini e da adulti.

Li credevo eroi perfetti, i giocatori di rugby; proiezioni di cavalieri che celavano le armature dentro il loro corpo da uomini forti, protetti da valori e da un cuore grande. Sono cresciuto così come sono – da cane senza padrone –  perchè ho incontrato il rugby che ha dato forza alle mie idee, ai miei ideali, alla mia cultura di un socialismo che rendesse tutte le persone differenti nel loro essere uguali, come uomini e topi, uguali.

Eppure mi accorgo che sono rimasto bambino e che per questo ora, la brutta storia di Sami, è come uno schiaffo che ricevo in piena faccia. Come il dolore della disillusione che brucia. Ed è inutile cercare di far rimanere questa storia dentro il rugby, definendola una sconfitta, una caduta da cui rialzarsi e riscattarsi.

Nessun bambino crede più a questo oggi. Ma i bambini  hanno paura degli Orchi, oggi, non dei sogni; ed è per questo che non voglio smettere di sognare.

Ecco per questo crederò ancora di più nel sogno del rugby e me lo ripeterò da oggi sempre: ” Tutto passa, passerà e il rugby tornerà ad essere quello che è sempre stato e in cui hai sempre creduto investendo ogni tua energia”.

Sarà dura, perchè ora lo vedo diverso, con tutti i giochi di potere e le trame di egoismi e denaro, come un mondo che cerca di escludere invece di unire, che viene usato per fare carriera politica tra ipocriti sorrisi e strette di mano senza senso.

L’arresto di Sami Panico non ha nulla di diverso dalla vita, da tutto il resto che sporca la vita. Ma proprio perchè è vita e non sport abbiamo bisogno di qualcosa per raccontare come far più giusto e bello il mondo tramite lo sport. Cosa diremo di questa storia ai ragazzini che vengono al campo, che amano quello che ami tu, che vedono i rugbisti come eroi?

Diremo che quando si sbaglia si paga, che dipende da noi e da quello che si sceglie. Che siamo uguali, in questa possibilità, e che per questo siamo differenti; come quei cavalieri che corrono ancora e combattono e perdono ma che hanno la forza di rialzarsi perchè la loro armatura è fatta dai valori dello sport. Dalla più bella storia che ci sia: il rugby!