Dicono che nei giovani rugbisti italiani manchi l’estro, il genio e la sregolatezza.

Si tratta ovviamente di una generalizzazione da collocare in uno sport che non si basa certo sulle eroiche imprese solitarie; anche se il tocco dell’artista o del matto, in molte situazioni aiuta tutti.

Nei corsi per educatori, fin dal primo momento, si viene orientati a non soffocare il talento e il divertimento naturale del singolo.

In seguito non è raro, invece, assistere a cazziatoni paurosi sui campi di tutta la penisola, dove e quando non si rispetti il mini piano di gioco, la prudenza per portare a casa il risultato.

Si impara dal passato e dal chi ne sa di più perché è più grande.

Sembra essere la regola non scritta ma perseguita.

Conor O ‘Shea, coach della nazionale italiana di rugby ha detto tempo fa una frase intrigante:

“ La storia non vuol dire niente per me; la storia è il futuro!”.

In un paese come il nostro, che vive di ricordi più che di tradizioni, e che molte volte obbliga i giovani a essere poco giovani e quindi destrutturanti, il discorso va oltre la semplice battuta.

Che spazio avrebbe da noi uno come Webb Ellis?

E’ un caso che il rugby sia più radicato in culture e paesi che fanno della rivoluzione una periodica esperienza di crescita?

In Italia non si può giocare e crescere fuori dagli schemi.

Tutto ciò che non si salda ad una consuetudine è rifiutato.

Consuetudine, non tradizione, anche se ormai i due termini si sovrappongono.

La consuetudine ci riflette di più, è comoda, va rispettata perché aiuta a controllare l’iniziativa e l’energia degli altri, e non fa rischiare di dover cambiare davvero le cose.

Per noi Italiani ogni cambiamento porta sempre un certo grado di follia, diversità, egocentrismo o peggio ancora, trasgressione.

Chiamarla tradizione ci aiuta a gestire status quo con i rituali del caso, non sentiti ma rispettati.

Non crea sorprese ma previsioni.

Non libera trasgressivi.

Ma il rugby è uno sport trasgressivo per sua natura e la sua carica trasgressiva ci ha sempre messo a disagio.

Il rugby  è bianco e nero

Obbliga a scegliere, smontare un equilibrio e rimontarlo in modo nuovo. Ad essere nel presente e nel futuro. In Italia siamo orientati a insegnare questo ai ragazzi in casa, a scuola, sul campo?