CHIAMATA ALL’OVALE! E’ la nuova iniziativa del rugby italiano. Maria Cristina Tonna – Responsabile del Settore Femminile della Fir ha deciso di ” richiamare” nel giro del movimento ovale le ex rugbiste.

A Cristina chiediamo di approfondire questa “felice chiamata alle armi ovale”. E conversiamo , come al solito fra fra di noi, con leggerezza e ironia:

RUGBYLJA “Ciao Cri, Secondo te cosa riuscirà ad apportareil ritorno delle “donne del rugby nel rugby”? – oltre la componente specificatamente tecnica, la vecchia guardia, psi occuperà anche della crescita di ragazzine? La trovo una bellissima idea, sportiva, sociale ma anche poetica. L’esperienza maturata nel post carriera sportiva avrà una sua importanza e verrà esaltata in modo sistematico e anche oltre le sole skills legate al gioco? In definitiva si sosterranno le ragazze a crescere anche come donne sui nostri valori interpretati dal punto di vista femminile?

M.CRISTINA: “Buongiorno Pank, e grazie come sempre dell’opportunità di parlare di rugby.

Tra Giugno e Settembre ho effettuato delle riunioni nei vari Comitati Regionali.  Ho coinvolto le strutture tecniche degli stessi e i club, in particolare quelli che sono già attivati nell’attività femminile.

Dal confronto avuto e dai feedback che continuo a ricevere da tutto il territorio nazionale, è emersa, tra le varie questioni, la carenza di personale che si occupi delle squadre femminili.

Tra l’altro, ho osservato la poca presenza femminile alle riunioni. Ho cominciato quindi a pormi degli interrogativi.

La mia idea, da sempre, è di creare una comunità amplia e solida di donne e ragazze che, una volta smessi i panni da giocatrici, possano ricollocarsi, anche se non professionalmente, nel mondo del rugby.

In quali ambiti? Quello che più si confà alle caratteristiche di ciascuna, tenendo conto anche delle professionalità che nel frattempo queste persone hanno acquisito. Faccio degli esempi. Non è detto che tutte le ex giocatrici debbano diventare educatrici o tecnici, ci sono altri ruoli da esplorare : arbitre, dirigenti, semplici fans del club, chi magari porta solo la/il figlio a giocare, chi nel frattempo è diventato medico e può essere un supporto professionali, chi da un’ora per la Club House, ecc. O magari anche chi vorrà solo partecipare all’annuale raduno regionale, magari in occasione di una gara del 6 Nazioni Femminile, che non può e non deve mancare assolutamente.

Ecco questa è la comunità al femminile che cercheremo di rendere più amplia e salda. L’apporto che tutto questo flusso di persone potranno generale è su vari ambiti e livelli, il contributo più importante secondo me è alimentare la fiamma della passione che deve essere tramandata, e se non lo facciamo noi che abbiamo giocato ogni volta si deve attivare o riattivare in autonomia.

RUGBYLJA: “Una ulteriore domanda per associazione di idee: come va la diffusione del rugby femminile in Italia nella pratica, spalmata su tutte le regioni, siamo in decrescita. teniamo i numeri dalle scorse stagioni o aumentiamo? Grazie in anticipo e sempre per la tua disponibilità Cristina! Un abbraccio.

M.CRISTINA: ” La diffusione del rugby giocato dalle ragazze sta continuando la sua marcia in maniera perentoria, facendosi ancora largo tra qualche difficoltà, a volte culturali, a volte logistiche e proprio per questo abbiamo bisogno delle “sorelle maggiori” che tendano la mano alle nuove generazioni. Ci sono degli splendidi esempi in tante regioni, in tanti club, in tanti ruoli, possiamo diventare di più e essere una “spinta” collettiva.