Condividere per sopravvivere!

Nel mondo di oggi – preoccupato di impiegare al meglio le risorse sempre più scarse a disposizione – la parola chiave delle nuove tendenze di sviluppo è “condividere ”, saper comunicare la propria unicità e trovare in essa la forza per legarsi ad altri senza snaturarsi, con reciproco vantaggio ( anche con interlocutori appartenenti ad altri sport, primo fra tutti il Calcio) . Questo fenomeno di “Sport Crossing” avviene in tutto lo sport system a livello di base. La conseguenza è che all’interno del nostro mondo ovale – tra le piccole società che sono la stragrande maggioranza del nostro sport –  l’inclinazione alla “ competizione tra club anche fuori dal campo” dovrà per forza di cose essere  via via sostituita dalla collaborazione trasversale su progetti comuni . Tra chi il Rugby lo fa in modo più responsabile volendo andare fuori dagli schemi e ambiti specialistici. Sarà sempre più indispensabile la partecipazione attiva di chi  il Rugby non lo ha mai giocato ma lo ama ( nel pubblico, nel privato, sul web ) o con quelle imprese e istituzioni che vedono nei valori del Rugby una straordinaria opportunità di crescita economica e sociale diventa una dinamica inevitabile e da incentivare.

Ottenere sostenibilità attraverso la comunicazione creativa ( un mix di storytelling, edutainment, visual ) per costruire un ambiente di dialogo vuol dire divulgare un rugby che sappia ascoltare e dialogare in modo non tecnico o dogmatico con la società del cambiamento. Che – forte della sua identità – si apra a nuove forme di relazione con i diversi territori locali attraverso l’orientamento alla responsabilità dei club. Che sperimenti nuovi linguaggi e strumenti di divulgazione verso pubblici sensibili e “attrattivi” di micro investimenti mirati: l’immaginario di bambini, le famiglie, le comunità non totalmente addentro alle cose del Rugby.