Lo storytelling oggi costituisce la tecnica caratterizzante di tutta la comunicazione narrativa e visuale che viene usata sui social media e sul web dalle organizzazioni di ogni tipo per costruire il valore di marca necessario a sostenere idee, servizi e prodotti creando relazioni durature con i propri pubblici.

Questa evoluzione sta introducendo anche nello sport – e nel rugby – nuove dinamiche di comunicazione che coinvolgono a vario titolo i diversi soggetti del settore: giornalisti, dirigenti di club, manager e giocatori oltre che gli stakeholder e le imprese sponsor.

Se fino a ad oggi però l’attenzione si è rivolta prevalentemente all’aspetto tecnico e cronachistico oggi invece sta diventando fondamentale qualcosa di diverso. E’ il tema dei contenuti sviluppati attraverso codici, linguaggi e tempi caratteristici della comunicazione social: l’ascolto e la condivisione di storie, la modalità di costruzione partecipata e il loro utilizzo finale.

La capacità di essere riconosciuti e ricordati.

Gli appassionati dello sport e del rugby sul web infatti sono sempre meno interessati ad una comunicazione chiusa e unidirezionale di stampo tradizionale.Vogliono immergersi in forme nuove di condivisione creativa, entrarvi dentro, modificarne il corso. Tanti soggetti fuori dal mondo del rugby inoltre vengono loro malgrado coinvolti in questi flussi di contenuti generando una catena di associazioni libere e senza fine che vanno ad incidere in modo profondo sulla nicchia e sulla stessa forma del rugby che non dimentichiamolo è lo sport che più di altri ha evoluto i suoi regolamenti di gioco nell’ultimo decennio.

Questo è lo scenario su cui si gioca oggi la partita della comunicazione del rugby a tutti i livelli: dai piccolissimi club che cercano iscritti, tutoraggi, visibilità o fonti di finanziamento aggiuntive dirette o su donazione on line, allo sponsoring dei club delle serie superiori fino al top rappresentato dalla nNazionale dove le regole sonoimposte dal mondo e dal mercato globale.