Paolo Cecinelli è per il rugby quello che in un Match Race di Coppa America è il tattico che cerca il vento e nello stesso tempo l’avversario che ti gira intorno. Con la sua voce abbiamo sognato di volare agli esordi della nostra avventura ovale in Tv, e nello stesso tempo abbiamo misurato la distanza dai nostri avversari e scandagliato la profondità dentro noi stessi. Abbiamo sognato, sempre e nuovamente ad ogni partita. Paolo ci ha spinto a credere nei sogni del rugby anche quando il vento era contro, durante quei silenzi di frustrazione e rabbia in quelle sfide di bolina nella bolgia del Flaminio; ci spingeva a continuare a sognare col suo tono inconfondibile della voce e dell’ostinata forza di non arrenderci mai. Per noi di Rugbylja Paolo Cecinelli è questo; a lui rivolgiamo le nostre classiche cinque domande in stile Pop, precedute cioè da una citazione tratta da un film, un libro o una canzone che le introduce e le ispira a seconda della storia del nostro interlocutore. Ovviamente per lui  la scelta non poteva essere che mare, mare:”Pirati dei Caraibi” e ” Master and Commander”.

 1) -Un tempo il mondo era un posto più grande.-
–  Il mondo è sempre uguale…è il resto che è più piccolo…! – ( Jack Sparrow)
Pank: ” Paolo, il rugby dei Mondiali e il Sei nazioni, forse sono davvero come il mondo oggi? L’industria dello Sport ha ancora un’anima o stiamo vendendo i nostri sogni ad altro?”

 

PAOLO: “La prima cosa che mi viene in mente pensando al Mondo e al Rugby è che la forma della Terra non è perfettamente tonda ma è ovale. La percezione di questa irregolarità però cambia a seconda di dove vi trovate. Nell’emisfero sud per esempio – Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica, ma anche argentina – si gioca con un ritmo, velocità e impatto diversi rispetto a noi vecchi europei. Esistono poi – a vario titolo – i “paesi emergenti” tra cui compaiono Italia e Giappone con la sola differenza che i nipponici hanno ottenuto di ospitare e organizzare una Coppa del Mondo. Noi invece no, peccato.”

 2) – Perdersi è l’unico modo per trovare qualcosa che sia introvabile, altrimenti chiunque saprebbe dove trovarlo.( Barbossa)-
Pank: “Una domanda forse brutale, il Sei Nazioni è stato qualcosa che tutti abbiamo identificato in te. Piaccia o no e senza rimpianti ma con tanta nostalgia è così. Cosa hai provato sinceramente quando hai saputo che non saresti stato più tu a raccontarlo?”

 

PAOLO: ” Beh inutile nasconderlo, non mi vergogno ad ammettere che ho sofferto tantissimo. Certo! È stata una grande delusione con conseguente depressione – sconfitta grazie al gioco del Padel – ma avevo capito da parecchio tempo che non avremmo più continuato a trasmettere il 6 Nazioni. Erano cambiate troppe cose. Presidenza federale, proprietà di La7 e management di Sky. Tutto nello stesso momento. Improvvisamente nessun interlocutore era più interessato. Il rugby era senza TV. Per fortuna di tutti noi appassionati è intervenuto un nuovo interlocutore televisivo. Non ho mai abbandonato però la Nazionale. In questi anni non ho mai perso un incontro. Allo stadio o in TV e devo ringraziare la passione di mia nipote Chiara. Ha svolto un ruolo importantissimo ed è riuscita a non farmi mai distaccare dal mondo ovale. Il primo anno senza fare le telecronache è stato duro ma poi passa. Ora mi diverto tantissimo ad ascoltare Munari. Pensate che la mia prima partita del Cinque Nazioni l’ho vista grazie a Vittorio. Twickenham ovviamente con le tribune di legno.”

 3) – La vita ha un modo tutto suo di rimescolare le nostre priorità.-
Pank: ” Da tante parti si dice che il rugby stia cambiando, che il pubblico che va a vedere le partite è diverso, che aprirsi al grande pubblico abbia fatto mutare certi valori in cui tanti, più tradizionalisti, non si riconoscono oggi. Pensi davvero sia così? I valori – specialmente quelli da trasmettere ai ragazzini – sono ancora reali e forti nel nostro sport? O tutto è una bella favola?”

PAOLO: ” Il mondo cambia, il rugby si adegua. Sono sempre i più giovani a indicare per primi le tendenze. Loro lo fanno naturalmente mentre noi guardiamo curiosi i cambiamenti. Il rugby oggi entra nel sociale grazie agli smartphone e lo stile di vita. Niente a che vedere con il passato. Avevo 16 anni quando andai per la prima volta in Inghilterra. Per comprare una t-shirt da Rugby World feci un viaggio allucinante. Oggi basta un click e ti arriva a casa. Ci sono cose che non si possono più cambiare.”

4) – Sull’Inghilterra incombe l’invasione. Benchè siamo ai confini del mare, questa nave è la nostra patria. Questa nave, è l’Inghilterra. Ciascuno alla sua cima, e al suo cannone. A pronto comando, pronta risposta. Dopotutto, la sorpresa è dalla nostra.-( Jack Aubrey )

 Pank: “La partita di Twickenham contro gli Inglesi della settimana scorsa è stata caratterizzata da quella spregiudicata tattica, ” The Fox”. Tu che hai raccontato tante partite dove subivamo l’avversario e la paura, cosa hai pensato? Adesso, che forse siamo usciti allo scoperto con una certa sfrontatezza, cosa avverrà e cosa dovremo aspettarci dai nostri avversari e da noi stessi?”
PAOLO: ” Mi è piaciuta moltissimo. La trappola è riuscita bene solo un tempo però, era inevitabile contro gli inglesi. Arriverà anche il giorno in cui batteremo l’Inghilterra. Ricordo la prima vittoria in trasferta nel 6 Nazioni – clamorosa con tre mete segnate nei primi dieci minuti – e quella contro la Francia allo stadio Flaminio. Ho provato quello che hanno provato tutti. La consapevolezza di trovarti con i piedi nella storia ma anche la paura che tutto svanisca all’improvviso. Non ci sono parole o telecronache per descrivere un’emozione così forte. Meglio ascoltare i suoni del campo senza aggiungere troppo.”
5) – E’ l’autorità che vogliono. La fermezza. Perciò trovatele dentro di voi e vi guadagnerete il loro rispetto. Senza il rispetto, la disciplina va a ingrassare i pesci. – ( Jack Aubrey )
 Pank: ” L’altro giorno, guardando una foto postata da te che ti ritraeva insieme a Sergio Parisse, non ho potuto fare a meno di pensare una cosa. Essere il capitano della nostra Nazionale non è un lavoro semplice, negli anni ne hai visti e raccontati diversi. Chi ti ha colpito di più e in cosa?”
PAOLO: “Sergio Parisse ha tutto per essere considerato il Capitano più giusto che possa esserci. In campo tecnicamente è un riferimento, un trascinatore, un gladiatore, un talento e a volte – con i suoi passaggi impossibili da Playstation che fanno impazzire i ragazzi – anche un artista. Parisse è anche uno di quei giocatori che hanno cambiato la percezione del rugby nei salotti di Parigi. Grazie a lui e tanti altri il giocatori il rugby è stato sdoganato dall’immagine di atleti tarchiati, tozzi e buzzurri che era tipica degli anni ’70. In poche parole oggi Parisse è cool quanto Cristiano Ronaldo.”