Il caso di Andrea lo Cicero è una risposta fin troppo scontata e ovvia a questa domanda. Maneggiare con cura verrebbe da chiosare sulla scelta della neo sindaca di Roma Raggi a candidare l’ex Azzurro e Barbarians nella giunta ieri varata senza di lui.

Ufficialmente ha pesato il timore di una ricattabilità di Andrea a seguito delle polemiche circa le sue frasi irridenti la comunità gay delle settimane scorse e i rapporti subito giunti a contatto con la stampa. Probabilmente si è trattato di una decontestualizzazione del contenuti e del clima delle parole oppure altro sul personaggio a cui è solo servito un pretesto; fatto è che proprio la comunicazione ha bruciato il neo assessore allo sport. Non è il solo esempio di difficili rapporti fra campioni e pubblica opinione dopo una carriera onorevole nel proprio sport. Rapporti spesso difficoltosi se andiamo indietro ricordando Gianni Rivera, Pietro Mennea, Yuri Chechi ed altri a livello internazionale e in altre discipline: su tutti Maradona o Platini. Il punto è sempre lo stesso. Lo sportivo, il campione, che comunica a pubblici ed a stakeholder sulla base delle loro aspettative è abituato a mettere nel contesto della relazione anche diverse sue caratteristiche estreme o perfino scomode che vengono molte volte accettate perchè sono utili. Hanno la funzione di caratterizzare il personaggio costruito o espresso, portarlo al limite dell’agonismo fin quasi alla “cattiveria” agonistica che nello sport è amata e ricercata. Quando, finita la carriera sui campi di gioco, lo stesso meccanismo si replica – volutamente o per leggerezza in altri ambiti e con pubblici sfaccettatisi e moltiplicatisi a dismisura come le loro tematiche significative – ecco che nascono i problemi. Oltre i singoli casi citati e nella situazione di Lo Cicero in particolare un meccanismo della comunicazione odierna si esplica. Da emittente possiamo diventare messaggio tra altre emittenti che ci usano nel loro rapporto comunicativo. Un movimento questo che è sempre difficile prevedere ed anticipare e che comporta rischi immensi. Il passato non conta nella comunicazione attuale. Il futuro è la moneta di scambio e la partita è fatta di un presente incomprensibile per chi è abituato ad ascoltare poco, a recitare più che a comunicare.