Prepartita

Tutto ha inizio negli spogliatoi.

Si ride e si parla un po’ di tutto, ma basta uno sguardo più attento per vedere che i pensieri già corrono oltre.

I preparativi sono quasi un rito. Chi si benda il polso, chi si lega le dita, chi si protegge le ginocchia. L’unica certezza è che anche oggi ci scambieremo parecchi colpi. Negli occhi dei compagni si legge già la solita domanda del perché siamo lì, perché scegliamo di entrare in un campo sapendo di uscirne ammaccati. La risposta non c’è, non che interessi poi così tanto, quello che sappiamo è che siamo parte di qualcosa di speciale, qualcosa in cui non puoi fare altro che mettere tutto te stesso, e questa consapevolezza si trasforma in adrenalina pura.

Maglia, pantaloncini, il paradenti nel calzettone sinistro. Le scarpe hanno ancora addosso la terra dell’ultimo allenamento.

É ora di concentrarsi, di provare qualche passaggio. Solo quindici di noi entreranno subito in campo ma la squadra è una sola e ci sarà spazio per tutti.

I muscoli sono caldi, gli avversari sono grossi, ma anche noi non scherziamo, ci sarà da lottare.

Ci mettiamo In cerchio ancora una volta, stretti al punto da sentirsi una cosa sola, per caricarci ed urlare la nostra forza.

Il fischio d’inizio è una palla di cannone lanciata nel campo nemico, l’urlo del Capitano la chiamata alle armi.

C’è qualcosa di profondamente primitivo e ancestrale nel lottare a mani nude, qualcosa di estremamente liberatorio nell’affrontare il nemico con le sole forze che possiedi. Non c’è più pensiero, non c’è più preoccupazione, non c’è più futuro né passato. Rimane solo l’istante, l’atto della conquista, l’odore del branco che aggredisce la preda. Conquistare, avanzare, proteggere e sostenere sono le uniche informazioni che il corpo riceve dal cervello. Superare la linea di difesa avversaria, conquistarne il terreno le uniche azioni consapevoli.

Ed è solo in quel momento che mi sento ancora, finalmente vivo.

Buon Rugby a tutti.