THE PIERVINCENZI SHOW OVVERO

Daniele Piervincenzi, prima di essere giornalista è suo malgrado il volto attuale del rugby in Tv, là dove il duo Munari e Raimondi ne sono le incontrastate voci tenute giustamente senza volto per lo share.
Di lui, e dei suoi occhi azzurri, hanno detto che insieme alla Benvenuti farebbero la coppia perfetta per la nuova edizione di ” Balla con le Stelle” e ancora che, dopo la Parietti, come riesce a stare sullo sgabello lui a presentare le partite non ci riesce nessuno.
A Daniele abbiamo rivolto una delle nostre pop interviste dove cinque frasi guida tratte da libri, canzoni e film introducono degli spunti di conversazione.
In questo caso ovviamente siamo on air con “The Truman Show” e “Quarto Potere” ( vuoi mettere?! ) #italrugby

– È tutto reale…è tutto vero…non c’è niente di inventato, niente di quello che vedi nello show è finto…è semplicemente controllato.- ( Christof ).

PANK: ” Daniele, lo sport e il rugby dell’alto livello viaggiano sempre più verso il professionismo ed è inutile nascondercelo, ormai sono intessuti di politica e interessi da parte di sponsor e ( forse, dico forse ) ancora embrionali giochi di lobby, diritti televisivi e procuratori.
Eppure la parte umana da noi esiste ed emerge sempre nel tuo lavoro, in come presenti e confezioni le tue trasmissioni. Dove sta andando il rugby in Italia? “

DAN: ” In direzione ostinata e contraria, spero.
Ricordi quando Jim Carrey, il protagonista di ” The Truman Show”, decide di lasciare la sua vita, agiata ma fasulla, per sfidare la tempesta con la sua barchetta?
Per scoprire cosa c’è al di là del mare?
Ecco, secondo me dovremmo fare come Jim.
In questo paese, il rugby, ha un compito gravoso ma affascinante: offrire una visione alternativa su come vivere, condividere la passione e la cultura sportiva.
Abbiamo esempi negativi che quotidianamente ci ricordano questa missione.
Dobbiamo mostrare con orgoglio che noi rugbisti lo sport lo viviamo positivamente.
Deve essere un invito a fare un giro sulla nostra barca.
Ci saranno tempeste e bonacce, ma ogni rugbista sa che al di là del mare c’è un’isola felice.”

– Lei si preoccupa di quello che pensa la gente? Su questo argomento posso illuminarla, io sono un’autorità su come far pensare la gente. – ( Charles Foster Kane ).

PANK: ” Che contatto hai con i tuoi spettatori, che caratteristiche ha il pubblico del rugby in Italia secondo te.
Intendo come quel che una volta veniva definito come: ” l’immaginario collettivo”.
Gli Italiani del rugby in Tv amano lo spettacolo o lo stile di vita della Palla Ovale?”

DAN: ” A Rugby Social Club i contatti con il pubblico sono aperti.
E’ uno scambio, proprio come dovrebbe essere.
Anche perché Rubio, Paul, Mauro, Beatrice così come Antonio e Vittorio, Insomma, siamo tutti rugbisti.
Dal punto di vista televisivo c’è veramente poco di “preparato” e la spontaneità è frutto di una passione quasi viscerale.
Dovreste provare ad assistere ad una partita con Paul e Mauro, dopo 80 minuti ne esci provato come i giocatori in campo e credo che i nostri telespettatori abbiano ormai imparato a sopportarci. ”

– Solo una persona può decidere il mio destino, e quella persona sono io. – ( Charles Foster Kane ).

PANK: ” Siamo in una fase, nella carriera di molti giocatori della Nazionale ma anche di altre categorie, in cui si assite ad un naturale rinnovamento, ad un cambio della guardia.
Questo spinge molti a cercare nuove strade, mestieri differenti, a capitalizzare la propria carriera.
Vedendo l’apice di questo movimento che consiglio daresti ai ragazzi che finendo di giocare cercano di restare nel giro?
E più in generale, si può vivere di rugby in Italia? “

DAN: ” No, sfatiamo questa leggenda. NON SI PUO’ VIVERE DI SOLO RUGBY.
E’ un messaggio importante per tutti i ragazzi.
Il rugby deve accompagnare la nostra esistenza.
Al rugby possiamo dedicare stagioni, anni.
Ma il nostro sport ci prepara alla vita, anzi ci spinge al confronto con il mondo, con spirito competitivo e leale.
Domenica scenderà in campo Jamie Roberts, 86 caps fra Galles e Lions.
E’ laureato in medicina con una specializzazione in chirurgia.
Chi ha detto che un rugbista professionista non può studiare? ”

– Sei anni fa guardavo la fotografia dei più bravi giornalisti del mondo ed ero come un bambino davanti a una vetrina di dolci… E oggi, sei anni dopo, ho ottenuto quei dolci: tutti quanti. – ( Charles Foster Kane ).

PANK: ” Manca poco al via della diretta all’Olimpico.
Tutto è pronto, i tuoi ospiti in attesa sugli sgabelli con te, il pubblico in sottofondo… chiudi gli occhi un momento, sei solo con te stesso e pensi: come sono arrivato fin qui? “

DAN: ” Lo ammetto, è un sogno.
Ed è partito da lontano.
A 23 anni, mentre ancora giocavo, seguivo il mio primo Sei Nazioni per La7.
Un’avventura andata avanti quasi un decennio al fianco di maestri come Paolo Cecinelli, Cristina Fantoni e Giancarlo Lavini.
Da giornalista ho seguito anche la politica; a “Otto e Mezzo” nella fucina di Paolo Pagliaro e Lilli Gruber. Intanto le telecronache, di rugby e non solo.
A volte dopo aver giocato lasciavo la squadra in trasferta per andare sui campi a raccontare le partite o in studio per qualche edizione straordinaria.
A 33 anni avevo fatto un centinaio di partite di Celtic League e Discovery cercava commentatori.
Poi mi hanno catapultato in uno studio come conduttore.
Ma come sai, a Dmax sono pazzi. ”

– Caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte! – ( Truman).

PANK: ” Cosa pensi del tuo futuro come giornalista e come persona visto che sei una persona anche molto sensibile al sociale.
Verso quale mondo stai sostenendo i tuoi sogni e…quando verrà il Terzo Tempo dove e come ti piacerebbe viverlo? ( Non rispondere all’Isola dei Famosi con Bergamasco che non vale!!!)”

DAN: ” Quando fai questo mestiere devi raccontare storie.
E devi amarle, anche se purtroppo non sono tutte serene come quelle che viviamo sui campi di rugby.
In questo momento sono uno degli inviati di “Nemo” su Rai2 e ho passato settimane nelle zone terremotate del centro Italia, con ragazzi tossicodipendenti, nei manicomi criminali e fra i killer di Mafia.
Non ti nascondo che il rugby mi ha aiutato ad accettare le emozioni rimanendo lucido e nell’ approccio con le persone, soprattutto con quelle che soffrono.
Mi ha insegnato ad ascoltare ponendomi sullo stesso piano, ad evitare la posizione dominante del giornalista che impone domande. Insomma, mi ha salvato la vita. ”

( foto Emmanuele Ciancaglini )