Olimpiadi di Rio 2016, il torneo femminile di Seven ha suscitato due riflessioni di comunicazione in prima battuta: 1) il Rugby a Sette in TV è dannatamente bello, veloce, spettacolare, facile da capire e variegato. Prodotto ottimo su cui si può lavorare e che frutterà tantissimo nei prossimi anni fino a Tokyo. 2) Pochi spettatori alle partite confermano che lo sport sul campo e lo sport sui media sono ormai due cose diverse e parallele.

Vale anche per altre discipline come lo stesso Calcio dalle nostre parti in fondo. Questo è un dato molto importante per un piccolo Club di rugby. Una variabile che pone dei limiti sicuramente ma anche diverse opportunità di lavoro da sfruttare. Due canali comunicativi comportano anche due tipologie di pubblico differenti che possono anche non coincidere: coloro che vanno a vedere la partita, coloro che seguono il club sui social e sul web. Perchè questo è importante per un Club piccolo?

E’ un fattore strategico perchè offre a chi ha pochi soldi ma tante idee la possibilità di costruire un proprio valore di scambio utile. In questa prospettiva il valore utile si crea costruendo una particolarità, una propria narrazione, utilizzando come testimonial le risorse umane, il territorio locale e la comunità che avvolge il Club. L’appetibilità per Sponsor locali o medio-piccoli e per partners e stakeholder aumenta ancor di più nei diversi settori del bacino per cui il club funge da riferimento. I Club di rugby in Italia possono in sintesi rappresentare una calamita per attrarre investimenti, mercato e flussi turistici, sociali, formativi, congressuali o di altro genere. Ogni zona del nostro Paese ha questa prerogativa che attraverso i Social e il Web può essere sintonizzata sui pubblici e sui target più funzionali.

C’è però un elemento critico in tutto questo ed è un altro tema che le Olimpiadi e altre situazioni nazionali stanno mostrando relativamente al rugby. L’autoreferenzialità del nostro sport non può coesistere in questo universo fluido e aperto. I piccoli Club devono operare costruendosi forme di relazione che utilizzino linguaggi flessibili senza fissità funzionale. Utilizzare il Touch e il Tag per avvicinarsi alle comunità e alle scuole, il Beach, il Seven, il XIII. Al rugby, nel nostro paese ma anche in Brasile e in tante nazioni, non ci si avvicina in molti perchè il luogo comune che sia uno sport che non tutti possono praticare. Ed è questo il grande obiettivo di comunicazione che il rugby deve invece porsi. Piaccia o no è così e le resistenze a cambiare sono ancora fortissime anche dentro il mondo della palla ovale.