Rugby e Paillettes

Al rugby non si addicono i lustrini, i pizzi e i vecchi merletti e nemmeno le paillettes, figuriamoci.

Il rugby è stato sempre fango, sudore e birra!

E’ un gioco da maschi e se lo si fa giocare alle femmine è per farle sentire come i maschi oppure perchè si adattino… basta che non fringnino!

Donna sei, e in meta con dolore ci andrai disse qualcuno!

Probabilmente l’autore di questo scatto non la pensa così, come noi.

Abbiamo giocato con i luoghi comuni ovviamente anche se i luoghi tanto comuni non ci appaiono alla fine.

 

Eppure l’ironia e il travestimento sono sempre state connaturate al mondo del rugby.

Tifosi gallina dai copricapi orgogliosi, chi non ne ha visti!?

E le pitture rupestri con i colori nazionali su volti di appassionati ottantenni, anche quelli tutti li abbiamo visti e qualcuno, nell’enfasi di una universale fratellanza – sia che si vinca sia che si perda – li ha anche baciati.

Però lui, l’autore della foto, è andato oltre, spiazzandoci.

Perché si è focalizzato non sui travestimenti del pubblico e non sulle donne che giocano a rugby, ma sulle donne che dimostrano di esserlo giocando a rugby.

D’un colpo ha superato il pop per proporre un glamour rugby patinato indirizzandosi verso quella metà del cielo dove il rugby c’è ma non si vede.

Perché poi alcuni ancora ne sono convinti: che quello delle “femmine che fanno le donne che sembrano maschi” non è rugby; e per ribadire la tesi indicano la Coppa Italia piuttosto che la Serie A a XV.

Vi sembra che giochino a rugby o piuttosto a minirugby?

Ora lo sappiamo: è complicato gestire i costi per mettere su una squadra e ancor di più lo è fare attività, specialmente in regioni dove le distanze son tante e la capillarità dei club scarsa, lo capiamo.

Optare per questa formula è stato un ottimo strumento per promuovere il rugby femminile tra le ragazze. Ma sembra che non basti più, che la gente del rugby con i tacchi a spillo voglia di più.

Che di travestimenti e crinoline si siano stufati un po’ tutte, sicure del fatto loro.

E’ la prova che si è lavorato bene e che in fondo aveva ragione lo stilista Etro quando, una volta, disse una frase che potrebbe calzare benissimo a quelli che delle “femmine che giocano ancora senza sentirsi maschi” non ne possono più: “ giochiamo, per essere ciò che non siamo”!