Club, Genitori e cultura sportiva.

Il rapporto dei club con i genitori è uno dei temi caldi di tutta la promozione del rugby in Italia. Abbiamo rivolto alcune domande a Daniele Pacini, Responsabile del Rugby di Base per la Federazione Italiana Rugby.

Pacini introduce così una rubrica di informazione che terrà proprio sui temi del Minirugby. Il titolo? Ovviamente “ Rugby per Tutti”.

 

 

 

RM – Cosa pensi tu su questo argomento che, data la diversità delle
situazioni sociali del nostro paese è un tema importante?

Pacini – Ritengo questa una delle nuove tematiche fondamentali da affrontare in
generale nello sport Italiano ed, ovviamente, anche nel rugby.
“Nuova” perchè risale a poco più di 10 anni, quando è avvenuto un
cambio generazionale nei genitori, da un lato positivo, da un’altro meno.
La generazione dei 30/40 enni che ha visto la Nazionale entrare a far
parte del Sei Nazioni ha più facilità ad approcciare il Rugby tra gli
sport da far scegliere ai propri figli, di contro le nuove generazioni di
genitori vivono lo sport dei figli, ma in generale tutte le attività che
coinvolgono i figli, in maniera “diversa”: molto più coinvolti
emotivamente, molto più ansiosi, molto più desiderosi di avere
informazioni sul percorso sportivo dei propri figli e ormai “connessi
24ore tramite la tecnologia Social.

Essere consapevoli di queste nuove esigenze è il punto di avvio per tutti.

RM –  Quello con le famiglie è un dialogo difficile e faticoso, lo vediamo
già nel rapporto con essi da parte delle scuole, ultimamente abbiamo
assistito in diverse zone d’Italia al caso di genitori che si ”
sbilanciano nel troppo agonismo” . Cultura del rugby, dello sport in
genere, come siamo messi secondo te in Italia?

Pacini – I genitori rispecchiano quello che è cultura sportiva Italiana, ossia lo
sport unicamente come attività agonistica e non anche formativa della
persona. Come conseguenza di questo la vittoria è percepita come la
principale se non unica affermazione, e l’ansia aumenta sia nei figli
che nei genitori. Ovviamente il dialogo con le famiglie è il primo
obiettivo, sicuramente non è facile, ma il rischio di lasciarli “isolati”
e quindi in balia delle loro emozioni è ben più alto.
Torno a dire viviamo in un mondo dove siamo sovraesposti alla
comunicazione, non essere al passo dei tempi vuol dire perdere di
efficacia e competitività.

RM –  Spesso i genitori vengono visti ancora come un disturbo prima ancora
che una risorsa per diversi club che, molte volte, non sviluppano una
relazione attiva con le famiglie. E capita purtroppo che spesso non si
conoscano nemmeno. Come si muove in questo senso il progetto “Rugby
per tutti?”

Pacini – Quando allenavo i bambini o i ragazzi da giovane ogni tanto desideravo di
avere una squadra di “orfani”. Questo è spesso un pensiero più o meno
latente in tanti operatori tecnici e non dei Club. In realtà poi quando
serve l’azione di volontariato del genitore dal terzo tempo, al trasporto,
dall’accompagnatore in campo al contributo economico, la si ricerca senza
problemi !!!
In attività amatoriale il genitore non può che essere considerato una
risorsa, e come tutte le risorse, va gestita, indirizzata, formata,
relazionata.

RM – Pensi che si arriverà a definire una figura ( o un pacchetto di
competenze operative ) che nell’ambito dello sviluppo di un club di
minirugby si occupi di relazioni sui temi educativi con le famiglie?

Nel nuovo corso Federale per Responsabile Sviluppo di Club, un ruolo
tecnico/manageriale, un modulo intero di mezza giornata è dedicato al tema
della gestione del volontariato e del rapporto con i genitori.
Non vogliamo certo convincere nessuno ma mettiamo davanti all’analisi del
fatto che un Club debba avere una Missione ed una filosofia su cui si
basano le proprie azioni. Se è inclusiva deve pensare ad includere i
genitori e valutare l’organizzazione per la loro gestione, se esclusiva
(come alcuno sport per tradizione fanno) deve essere coerente su questo
ambito. Si valutano i pro ed i contro dell’una e dell’altra scelta e ci si
confronta sui mezzi e gli strumenti per agire nel senso dell’una e
dell’altra.
Ed al termine del modulo si esce sicuramente con un livello di
“consapevolezza” sul tema maggiore.