17/01/2017, Martedì sera.

Arrivo al “The Friends”, fa freddo a Milano. Aspetto qualche minuto fuori dal locale, mentre fumo una sigaretta vedo passare ragazze con borse di Prada, telefonino come se non ci fosse un domani. Un ragazzo in bici entra nel portone di fianco al Pub e mi guarda come se volesse farmi sapere che abita in centro. Un “mamma sono io “ è sufficiente per riportarlo con i piedi per terra. Sorrido.

Il tempo di mandare un video a Pancrazio, uno di quelli che gli piacciono, con il tram che passa mentre sfumo sull’insegna del pub, poi entro. Marco è appena arrivato, non ci siamo riconosciuti all’ingresso, forse per colpa del ciclista mammone. Like a Dog, così mi presenta Rugbylja, ma adesso mi sento solo “Il Cane”, il nomignolo che mi porto addosso come la coperta di Linus. Eccolo, mi riconosce, mi indica la sedia mentre è già impegnato a discutere di nuovi progetti con il gestore del Pub.

Marco Turchetto, uno dei giornalisti di rugby della scuola milanese, gestore di Rugby to Italy, blogger e autore di libri, fotografo e una vita immersa nel rugby.

Una stretta di mano, una Guinness per entrambi. Accendo il registratore. Ho la sua attenzione.

Decido di partire da lontano, gli chiedo del suo blog, di cosa tratta e a chi si rivolge. Sorseggia, mangia un boccone di hamburger e mi risponde guardandomi negli occhi. Non sono poi così tante le persone che lo fanno.  Pronti, partenza, via.

  • Il tuo Blog, Rugby to Italy.
  • Parlo del mondo del rugby senza articoli troppo tecnici, parlo di tifosi, di emozioni, del mondo che gira intorno al rugby come lo raccontava Marco Pastonesi.

Risposta secca, pronta. Chi è Marco Pastonesi? Ignorante che sono, domani studierò.

Parto con la domanda ad effetto, la domanda di Pancrazio che naturalmente faccio mia.

  • Il Rugby sogna ancora?
  • Grazie al cielo si. Il rugby sogna ancora, almeno a livello nazionale. Il fatto che la Nazionale faccia da traino con 70.000 persone allo stadio è la conferma che questo rugby sogna ancora.

Una pausa, un sorso di Guinness.

  • Sono sicuro che il rugby sogni ancora ma che ci sia un momento di stanca. Non so se la Federazione sogni, non so se i giocatori delle franchigie professionistiche italiane sognino, ma chi segue il rugby sogna veramente, sogna un Italia vincente, sogna delle franchigie competitive che possano essere il top del movimento. Anche se ora questo non c’è.
  • Dove sogna il rugby in questa Milano sempre di corsa e incazzosa?
  • Il Rugby a Milano esiste, soffre, ed è presuntuoso. Per continuare a sognare dobbiamo tornare a vivere il rugby nei campi e nei parchi. E a Milano questo sta succedendo. “Rugby nei Parchi” per esempio è nato a Milano, pensato voluto e portato a termine talmente bene che è stato copiato anche in altre città. Grazie a questa iniziativa ora abbiamo i parchi con le H, non campi da gioco, ma parchi con il rugby dove è possibile giocare mentre altri lo usano per fare jogging o per passeggiare. Questo significa che viviamo il parco e che viene vissuto con il rugby. Un risultato al quale si arriva solo se c’è la qualità e la competenza.