Rugbysta da Appartamento

“Poltrona, tavolinetto apparecchiato davanti al televisore, vestaglione di flanella, spaghetti in cottura, birrone gelato…”

In molti avranno riconosciuto la citazione tratta da Fantozzi che si prepara a vedere la partita dell’Italia in tv, un cliché ormai entrato nell’immaginario collettivo degli italiani dove è stato immortalato per sempre il tipico tifoso di calcio.

La stessa cosa succede nel mondo ovale, in cui non c’è appassionato di rugby disposto a perdersi il Sei Nazioni che ogni anno, fra febbraio e marzo, mette di fronte le migliori Nazionali dell’emisfero Nord, Italia compresa. Si, perché siamo fatti così, che si tratti di calcio o di rugby non c’è Corazzata Potemkin che tenga, dobbiamo essere pronti già dal pre-partita, ognuno con il suo portafortuna e il suo kit di sopravvivenza.

Io ovviamente, sono uno di quelli.

Procedure semplici, rituali, come una haka casalinga. Tuta comoda, felpa nuova della Macron regalata a Natale, piccola sciarpa dell’Italia, birra media in frigorifero da aprire dopo la prima mischia chiusa, non so nemmeno io perché, gatti acciambellati sulle gambe pronti ad essere lanciati per aria alla prima meta della Nazionale, figli con cerottone gigante sulla bocca, moglie in libera, e quanto mai opportuna, uscita.

Finalmente è tutto pronto per dare il via a quelle meravigliose, pessime abitudini che ci caratterizzano: trasformarci nell’allenatore più bravo del pianeta, sostituirci contemporaneamente ad arbitro, collaboratori e TMO, indicare dove e chi deve fare cosa e come, lanciare parolacce “ad minchiam” a quell’avversario che ha bucato la difesa, urlare sguaiatamente per un intercetto, insomma tutto ciò che rende felice un rugbysta d’appartamento. Senza dimenticare ovviamente il fair play che ci contraddistingue: un sorso di birra “…e rutto libero”.

Buon Sei Nazioni a tutti.