Si, è vero, si inizia a vivere e giocare da bambine, magari a rugby. Questa la sintesi dell’intervista a Veronica Madia. Maddy gioca nel Colorno e nella Nazionale Femminile, gioca con i sogni della vita, come fossero bolle leggere portate dal vento. E’ una di quelle ragazze che hanno un dono in questo aprirsi al mondo e agli altri: ogni loro parola e silenzio, ogni pensiero è luce negli occhi. Maddy è positiva, e nei suoi occhi brilla tutto quello che la vita ci potrebbe regalare, ma che tante volte teniamo chiuso nel cassetto per paura o pigrizia.

PANK: “ Ciao Maddy, ( piccolo scherzetto ) nel preparare l’intervista ovviamente siamo andati alla ricerca di informazioni su di te da fonti che non possiamo citare, ma che ti ritraggono con una serie di aggettivi: simpatica, generosa, sensibile e brava. Piccolo gioco: per ciascuno di essi che descrizione dai di te?”

MADDY: ”Oh, non mi offendo sono pronta a tutto e confermo ( ride divertita ). Beh, modestamente penso di essere simpatica perché ho sempre la battuta pronta, generosa e sensibile perché in campo cerco di aiutare sempre chi è in difficoltà e le più inesperte e… si poi sono anche brava…perché me lo dice sempre la mia mamma.

PANK: “Dicono anche – con l’affetto di chi ti vuole più bene – che tu sia un tantinello ” svampita”, che spesso in #italdonne ti prendano “in giro” per il tuo essere lievemente distratta; tipo un po’ ” Colazione da Tiffany”. Confermi, smentisci…e nel caso, hai qualche sospetto su chi sia “innamorato” di questo tuo tratto? “

MADDY: “ Ohhhh, In effetti sono un po’ distratta lo sono realmente perché a volte dimentico il materiale da allenamento in giro per il campo; perciò il  sospetto… si…è che questa informazione te l’abbia riferita colei che in Nazionale ha riscosso molte delle mie multe ( ride ).”

PANK: “Nella tua carriera di Rugger, c’è stato un passaggio che è quello di moltissime ragazzine italiane: conoscono il rugby a scuola, fanno la Propaganda, sospendono per due, tre anni perché il proprio club non ha categorie e riprendono con le under 16 per uscire, alla grande come te. Cosa avviene in quegli anni nella vita di una ragazzina? E’ questo che a tante interessa, perché le coinvolge e le scoraggia magari. Come si fa a conservare la passione di voler riprendere, di non abbattersi e smettere definitivamente di giocare a rugby? Come si conservano i propri sogni nei momenti difficili?”

MADDY: “Esattamente, è così e devi essere tu a decidere del tuo futuro. All’età di 12 anni ho dovuto smettere di giocare per poi riprendere quando idonea all’under 16. In quel periodo ho praticato altri sport ma nessuno all’altezza del rugby. È stata appunto la forte passione a non spegnere la mia voglia di ritornare nel mio mondo naturale. E’ stata la costanza della passione che non mi ha fatto mai allentare gli ottimi rapporti che avevo con gli allenatori e le mie compagne fin dai primi anni, a volerli ritrovare. Dolce, simpatica, magari svampita ma sono una testa dura: quando amo, amo senza risparmiarmi! Però – oltre la battuta è vero – se solo si potesse avere sempre nei propri club una under 14 femminile questo non accadrebbe probabilmente e non perderemmo tantissime ragazzine.

PANK: “Beh, in questo, alla tua età sei una normale ragazza italiana che fa cose straordinariamente normali, come ad esempio lavorare con gli anziani, fare turni massacranti senza lamentarsi mai del tempo che non c’è per allenarsi, vivere da atlete con la fortuna di esserlo, crederci con impegno e senza alibi. Questo per chiederti una cosa: pensi che oggi, i ragazzi italiani siano non considerati per quello che realmente sono? Che spesso li si descriva con superficiali luoghi comuni mentre invece loro conoscono bene – e con consapevolezza – cosa significhi sacrificio anche se non lo dimostrano?”

MADDY: “E’ vero, io come tante altre ragazze d’Italia non possiamo vivere di solo rugby. Perciò per riuscire a lavorare e mantenere la propria passione dobbiamo fare dei sacrifici e delle scelte anche ingrate e dure. Forse la vera passione diversa dagli uomini è questa.

Ma non è giusto associare ai giovani d’oggi questa etichetta perché – oltre il rugby- esistono tante altre realtà. Ragazzi che partono, che viaggiano, che lavorano senza nemmeno sapere cosa significa vita comoda e viziata. E ci sono anche i ragazzi che per passione la pagano come i recenti fatti di cronaca hanno mostrato all’Europarlamento, dove a quel giovane appassionato giornalista è andata male. Alla passione non si comanda, come all’amore, è questo che mi piacerebbe che si capisse dei ragazzi d’oggi, in ogni campo. E’ la chiave per capirli!

PANK: “A proposito di mete, una volta parlasti di voler aprire un asilo; come te lo immagini, cosa insegneresti ai bambini per prepararli a vivere in questa strana società complessa, contraddittoria e in questo tempo difficile. Cos’è che serve per essere felici alla fine secondo te?”

MADDY: “Ben detto! Vorrei aprire un asilo. Me lo immagino un po’ diverso dai classici asili chiusi dentro delle aule, con i banchi tutti uguali, non come uno di quegli asili che tutti noi abbiamo fatto. Sogno piuttosto una struttura accogliente e famigliare in mezzo al verde, a contatto con animali e con tante attività da fare all’aperto per far lasciare che i bambini costruiscano dentro di loro un bisogno che poi li accompagni per la vita: vorrei che i bambini nel loro futuro imparino e non dimentichino mai di divertirsi con la propria fantasia e creatività, senza nessun schermo. Solo il cuore, e il sorriso. E’ questo che ti fa essere capace di cambiare il mondo che troveranno e che non appartiene a noi ma a ciò che saranno in grado di desiderare e costruire. Senza un sorriso dell’anima la vita cos’è?”.